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di Ivan Grozny Compasso

padovaoggi.it, 13 dicembre 2022

In Consiglio comunale la relazione annuale del Garante, il dottor Antonio Bincoletto, ha toccato anche il tema della giustizia e di pene alternative. Elogio al terzo settore: “C’è bisogno non solo di personale ma anche di volontari”.

In consiglio comunale la relazione annuale del Garante dei diritti delle persone private o limitate nella libertà personale del Comune di Padova, esposta dal dottor Antonio Bincoletto. In una prima parte ha illustrato quelle che sono le attività svolte e che tipo di lavoro è stato portato avanti, successivamente ha esposto quelle che sono le sue osservazioni. Si è concentrato, nei dieci minuti a disposizione, non solo su quanto accade e come si vive standoci dentro, ma chiedendo cosa si fa per consentire a chi esce di costruirsi una nuova vita. E naturalmente si è anche parlato di pene alternative e percorsi che vadano in una direzione non solo punitiva ma che mira al reinserimento. 

Anno critico - Che la situazione nelle carceri italiane sia molto critica non è certo una novità e anche Padova in questo senso non fa eccezione, anche se, come spiega successivamente Bincoletto, la situazione nelle carceri della nostra città è certo migliore di molte altre. Ma questo non può evidentemente bastare. Quello trascorso è un anno in cui nelle carceri della nostra città si contano due decessi, un suicidio e un altro le cui cause sono ancora in fase di accertamento. In Italia, quest’anno, sono morti suicidi settantanove detenuti e cinque guardie carcerarie. Che la situazione sia al limite è risaputo, il Covid, lo spiega bene sempre Bincoletto, ha accentuato le criticità, che sono poi le solite da sempre. Inadeguatezza delle strutture, sovraffollamento, mancanza di personale e tutto quello che si può immaginare. Il ministro della giustizia Carlo Nordio si è recentemente espresso sul tema carceri. Nordio, rispondendo a una domanda dei cronisti, aveva spiegato: ”La certezza della pena - ha sottolineato Nordio - prevede che la condanna deve essere eseguita, ma questo non significa solo carcere e soprattutto non significa carcere crudele e inumano che sarebbe contro la Costituzione e i principi cristiani”. 

Pena - Per il ministro, la pena non deve coincidere necessariamente con il carcere. Un passaggio che troveremo anche nelle osservazioni del Gatante comunale. I colloqui da lui svolti dal 1°di gennaio al 4 di dicembre 2022 coi detenuti sono stati 342, 309 in Casa di reclusione e 33 nel Carcere circondariale. Per colloqui si intende che i detenuti hanno fatto richiesta di incontrarlo, per sottoporlo a problemi specifici. E lui c’è andato ed ha ascoltato. Nel circondariale si tratta di persone che devono scontare pene brevi o che sono in quel carcere solo di passaggio prima di essere trasferiti, quindi non sempre emergono le tematiche legate ai diritti di cittadinanza dato il periodo medio di detenzione più breve. Ma nel caso dei detenuti con pena definitiva presso la casa di reclusione il numero cresce esponenzialmente. Lavoro, salute e assistenza sanitaria, comunicazione e organizzazione interne al carcere, ottenimento dei benefici di legge, documenti e burocrazia, sono tra i temi più volte affrontati con i detenuti. Ma anche l’aspetto delle relazioni fra detenuti e gli operatori carcerare, quello delle carenze strutturali (spazi, edifici, servizi), è stato manifestato dai carcerati. 

Il Garante - Dopo aver relazionato riguardo le attività svolte, tra cui i tanti congressi svoltisi all’interno delle strutture e altre attività, ha illustrato quelle che sono le sue conclusioni rispetto alle attività svolte. “L’anno di attività - ha spiegato dottor Antonio Bincoletto - che si sta concludendo ha confermato quanto complessa sia la realtà carceraria e quanto lavoro si richieda a chi, come un Garante territoriale, si trova ad interfacciarvisi quotidianamente, operando all’interno di essa in ambito extragiurisdizionale e in forma autonoma e indipendente. Il quadro generale pandemico non ha certo facilitato l’espletazione dell’incarico assunto, anche se il 2022 ha visto la chiusura della fase dell’emergenza covid e la ripresa della presenza dei volontari in carcere grazie alla campagna vaccinale che ha coinvolto la quasi totalità della popolazione ristretta. La condizione di supplementare isolamento vissuta per due anni dai reclusi e di frustrazione per chi opera e si occupa dei vari progetti in carcere, assieme alle carenze strutturali e endemiche, hanno comunque accentuato le criticità presenti e lasciato un segno evidente nel malessere diffuso fra la popolazione reclusa e fra gli operatori. L’incremento impressionante degli atti di autolesionismo e suicidari nel carcere ne è sicuramente un sintomo”.

Collaborazioni - Il Garante fa notare che la mole di lavoro è grandissima e che sarebbe opportuno rinforzare non solo il personale qualificato ma anche quello dei volontari: “Dare ascolto, risposte, assistenza a chi sta scontando la pena attraverso la privazione della libertà è ora più che mai una premessa importante per rendere possibile l’attuazione del dettato costituzionale; l’attività di ascolto, prerogativa fondamentale del Garante, attraverso i colloqui coi detenuti e il confronto col personale e coi volontari che operano all’interno e all’esterno degli istituti di pena, ha finora consentito di individuare una serie di problematiche e di contribuire al raggiungimento di qualche risultato positivo, dando un apporto essenziale ad alcuni parziali miglioramenti delle condizioni di vita detentive. Per consolidare ed estendere l’operato del Garante sarebbe opportuno valutare la possibilità di aprire l’ufficio a collaborazioni con soggetti disponibili a prestazioni d’opera volontarie in modo da creare un team di supporto”.

Padova - Il Garante non ha solo evidenziato le criticità: “Se le carceri presenti della nostra città hanno maturato nel corso degli anni un’immagine positiva, addirittura di eccellenza rispetto alla situazione media degli Istituti di pena nel quadro nazionale, ciò è dovuto sia alla professionalità del personale operante in quel contesto, anche in condizioni molto difficili, sia alla presenza nel territorio padovano di una rete diffusa di associazioni di volontariato e di cooperative sociali del Terzo settore che, offrendo lavoro e assistenza ai reclusi, contribuiscono grandemente a rendere effettiva, efficace e ad ampio spettro l’azione trattamentale prevista dall’ordinamento. Questo non significa ovviamente che non ci siano criticità e obiettivi di miglioramento, come risulta chiaro dalla presente relazione. Essi riguardano anzitutto gli ambiti dell’assistenza sanitaria, psicologica e giuridico-pedagogica, quelli del lavoro, della comunicazione (come dimostra la mole delle domande di colloquio e le relative richieste d’intervento pervenute dai detenuti al Garante), del supporto verso l’esterno, e il loro raggiungimento dipende molto dalla risposta che le istituzioni nazionali e locali daranno alla improrogabile necessità di riforma in quest’ambito e alla cronica carenza di personale e risorse”.

Giustizia - Infine una considerazione sul tema “giustizia”: “Non va però dimenticato - conclude il Garante - che alle circa 800 persone attualmente recluse nelle carceri padovane, se ne aggiungono molte altre che stanno scontando la pena in misure di esecuzione penale esterna seguite dall’UEPE. Il nostro Ordinamento penitenziario non parla infatti unicamente di “pena” (reclusione nel carcere) bensì di “pene”, articolantesi in diverse forme e misure alternative (semilibertà, affidamento ai servizi sociali, messa in prova, domiciliari, ecc.), come avviene da tempo in tutte le società giuridicamente più evolute”.

Dopo - È forse il passaggio più importante, quello che si riferisce al dopo, una volta che queste persone riacquistano la libertà: ”Il nostro territorio si trova dunque a doversi far carico in qualche misura sia di chi è recluso, sia di chi sta scontando pene alternative al carcere, sia di chi viene scarcerato per fine pena e che spesso si trova privo di mezzi e di riferimenti all’esterno. È importante non scordarsi di queste realtà se si vuole garantire alla nostra città una maggior sicurezza, essendo consapevoli che solo se si sarà in grado di accompagnare queste persone nella ricerca di una collocazione sociale regolare si darà loro la possibilità concreta, una volta scontata la pena, di rientrare in una vita sociale onesta e di non cadere nella recidiva”.