di Serena De Salvador
Il Gazzettino, 15 marzo 2020
Mascherine filtranti mai arrivate, controlli minimi, personale ridotto all'osso e il costante rischio di trovarsi nuovamente in un'esplosione di violenza. Dopo la rivolta la scorsa settimana in un braccio della Casa di reclusione del Due Palazzi, la Polizia penitenziaria lamenta ancora le condizioni precarie in cui i suoi agenti si trovano a operare.
Lo fa attraverso la sezione locale del sindacato Sinappe, che accoglie le richieste avanzate dalla segreteria nazionale al premier Conte e ai vertici dell'amministrazione penitenziaria, ma lo fa anche mettendo sul tavolo l'ipotesi di un'integrazione dell'esercito per garantire un più capillare controllo del penitenziario.
"La situazione è a rischio, sia dal punto di vista di nuove rimostranze, sia per l'emergenza Coronavirus in sé", spiega il segretario regionale Mattia Loforese. Da un paio di giorni 20 carcerati si trovano in isolamento preventivo in una sezione distaccata. Quindici sono quelli trasferiti a Padova dopo la feroce guerriglia avvenuta a Modena, altri cinque sono rientrati da un permesso che li ha visti soggiornare nel Milanese. Nessuno mostra sintomi di contagio, ma il Due Palazzi non può permettersi di rischiare che il virus penetri nel penitenziario dove il sovraffollamento è una piaga quotidiana.
"Poco è cambiato nonostante le disposizioni del Ministero. I colloqui dei detenuti con familiari sono stati sospesi e questo il pretesto usato per dare il via alla rivolta. Ora non possono più ricevere neanche i pacchi da fuori, dal momento che per portarli le persone dovrebbero uscire di casa e non potrebbero consegnare nulla che i detenuti non abbiano già a disposizione - prosegue Loforese - Di fatto però le misure per tutelare la salute degli agenti sono irrisorie: ci sono state fornite mascherine di carta senza filtri, mentre sui siti e i social della polizia penitenziaria campeggiano video e informazioni su come indossare e utilizzare quelle filtranti ad alta sicurezza che ci avevano promesso e non sono mai arrivate".
Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha diramato nuove disposizioni per le carceri invitando a sospendere tutte le attività non strettamente necessarie: "L'ottica sarebbe chiudere gli uffici tagliando il possibile, peccato sia già la nostra abituale situazione visto che siamo sotto organico in modo drammatico. Avevano promesso l'arrivo di nuovi agenti appena formati, ma pare che a Padova non ne spettino", prosegue Sinappe.
La sezione locale del sindacato chiede l'incremento di risorse e l'invio di mascherine e protezioni, appoggiando anche le richieste del segretario generale Roberto Santini che si è rivolto al Governo dopo la notizia che anticipava lo stanziamento di fondi tra 2020 e 2021 per il ripristino dei penitenziari dopo le recenti rivolte: "Non basta ristrutturare, bisogna creare carceri nuove, moderne, con investimenti nelle strutture ma anche verso gli agenti. Vogliamo strumenti operativi efficaci e i taser, che gli straordinari siano retribuiti anche oltre il limite individuale in questi tempi d'emergenza", si legge nella nota a cui Loforese unisce una provocazione: "A Padova ci sono tante caserme e soldati. Perché non indire un tavolo tecnico sulla sicurezza e pensare di affidare a loro il controllo dell'esterno del Due Palazzi mentre la penitenziaria potrebbe concentrarsi al massimo sull'interno?".










