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Il Gazzettino, 3 luglio 2019

 

È entrato in carcere con la quarta elementare, da poco si è laureato in Filosofia con 110 e lode. Ciro Ferrara, 58 anni, ha fatto dello studio il suo riscatto globale: 30 anni filati di carcere, di cui 27 in regime di massima sicurezza (e la prospettiva dell'ergastolo), Ciro originario di Casoria è stato incoronato d'alloro al Due Palazzi grazie alla presenza dell'Ateneo che dà appunto la possibilità ai reclusi di farsi una cultura accademica.

Quello che adesso è il dottor Ferrara ha iniziato a stare chino sui libri a inizio del millennio, dopo una giovinezza particolarmente svogliata, scolasticamente parlando. Ma mai dire mai, a marzo dell'anno scorso Ferrara ha conseguito la laurea magistrale con una tesi su padre Agostino Trapè, teologo ed esperto di Sant'Agostino.

Ad orientarlo e supportarlo negli studi dietro le sbarre sono stati i volontari dell'associazione Operatori Carcerari Volontari che lo hanno stimolato, incoraggiato a dare il tutto per tutto, prendendo - sempre guardando il cielo a strisce verticali - prima il diploma di terza media, poi la maturità di istituto tecnico commerciale, infine la laurea e, adesso, l'iscrizione a un secondo percorso di studi accademici: Lettere moderne.

A contribuire alle spese relative alle tasse universitarie per i detenuti privi di mezzi e garantire il sostegno economico per il materiale didattico necessario agli studi, è la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Correva l'anno 2003 quando venne stipulata una convenzione tra Università e ministero della giustizia per l'istituzione, nel carcere padovano, di un polo universitario.

Oggi sono cinque le scuole dell'Ateneo che mettono i loro corsi a disposizione dei detenuti: una trentina i laureati finora e altrettanti gli iscritti ai vari corsi residenti a Due Palazzi, a cui si aggiungono anche quella della vicina casa circondariale (riservata alle persone in attesa di giudizio o con condanne più brevi) e del carcere femminile della Giudecca a Venezia.

Storie di libertà fisica perduta ma anche di libertà culturale ritrovata: "Studiare in carcere non è facile, ogni laurea che riuscite a conseguire qui dentro è un grosso successo per voi, ma anche per noi ha detto il rettore Rizzuto intervenendo all'inaugurazione dell'attuale anno accademico, in carcere. Per questo cerco sempre, nonostante gli impegni, di non mancare a questo appuntamento".