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di Claudia Milani Vicenzi

Giornale di Vicenza, 1 febbraio 2026

La madre del 34enne detenuto non crede che il figlio si sia tolto la vita in carcere. “Se mi uccidono ecco le mie disposizioni”. Queste le parole nella lettera scritta alla mamma, il 16 gennaio. Una lettera che lei ha ricevuto il 28, il giorno prima della sua morte. Giovedì sera il 34enne vicentino è stato trovato senza vita nella sua cella. E adesso lei chiede giustizia. “Sono più che convinta che mio figlio non si sia ucciso impiccandosi: è stato ammazzato oppure è stato istigato al suicidio. La mattina del giorno in cui è morto mi ha chiamato ed era sereno anche perché doveva essere trasferito in un altro carcere. Dieci giorni prima mi aveva scritto per lasciare le ultime disposizioni”.

Il 34enne era stato trasferito a Padova da Vicenza circa un anno fa. Nel 2028 il fine pena, fatta salva l’anticipazione per i benefici di buona condotta. Il suo legale Letizia de Ponti aveva già acquisito mandato per depositare domanda per l’affidamento in prova ed era possibile un avvio di permessi premio. Padre di un bimbo di 4 anni, finalmente avrebbe potuto trascorrere del tempo con suo figlio, che per tanti anni aveva visto soltanto durante le videochiamate.

Il pestaggio e i timori - Giovedì, il giorno della tragedia, l’avvocato e l’educatrice avevano saputo che il 34enne era stato vittima di un pestaggio da parte di altri detenuti e aveva affermato di temere per la propria incolumità. Inizialmente non aveva detto nulla, per paura di ritorsioni. Ha raccontato l’accaduto perché stava sempre peggio e forse aveva ricevuto altre minacce. “Era terrorizzato - ha considerato l’avvocato de Ponti - e ovviamente mi sono subito attivata perché, in attesa di un trasferimento, venisse quantomeno spostato di sezione e fosse dunque al sicuro. Dopo essere riuscita a contattare la direzione, mi è stato detto che avrebbero provveduto a valutare la situazione ed intervenire”. “Questo succedeva alle 17.30. A nome della famiglia chiederò di sapere che cosa sia stato fatto nelle ore successive, fino al momento del suo decesso. Di certo il mio assistito non è stato trasferito. È stato trovato morto nel bagno della sua cella, in serata”.

Forse un debito all’origine della tragedia - Sembra che, all’origine del pestaggio e delle minacce, che tanto avevano spaventato il vicentino, ci fosse una questione di soldi. Doveva denaro a qualcuno che, probabilmente, non era disposto ad aspettare. “Da qualche mese aveva chiesto alla mamma, che regolarmente lo aiutava economicamente, di non versare più i soldi a lui, ma di trasferirli ad altre persone”. La data dell’autopsia non è ancora stata fissata, si terrà comunque nei prossimi giorni. L’esame potrà dare risposte certe sulla morte dell’uomo. Nello stesso tempo sarà fondamentale chiarire che cosa sia effettivamente successo nel lasso di tempo che ha preceduto il decesso nella cella.

Le reazioni - Quello del vicentino è stato il secondo suicidio in appena 36 ore nel carcere al Due Palazzi di Padova e ha suscitato non poche reazioni. “Le politiche detentive di questo governo producono morte. È ora di mettere fine alla strage dei detenuti. È ora di smetterla di produrre galera e repressione, unica risposta che il governo in carica pare saper dare a ogni problematica sociale” le dichiarazioni dell’associazione nazionale Giuristi democratici secondo cui è importante “utilizzare immediatamente tutte le possibilità di scarcerazione e di misure alternative, potenziando le risorse a disposizione per la velocizzazione delle procedure in materia di esecuzione pena”. “Si volti definitivamente pagina, ricorrendo alla detenzione davvero come extrema ratio, depenalizzando e riducendo le pene draconiane che imperversano ormai nel nostro sistema penale, e si adottino misure deflattive del sovraffollamento carcerario, con provvedimenti di amnistia e indulto”. “I numeri ingravescenti dei suicidi in carcere non sono più tollerabili. Non sono degni di un Paese che vuol essere civile. Qualcosa bisogna fare, e presto perché non c’è più tempo. L’Italia non può continuare ad avere poco meno di 100 suicidi in carcere all’anno” il commento del presidente dell’Ordine degli avvocati di Venezia, affermando di voler “denunciare la barbarie della situazione carceraria in Italia”.