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di Gabriele Fusar Poli

Corriere del Veneto, 11 giugno 2022

Sono 50 attualmente gli studenti detenuti. A breve ci sarà una nuova aula studio. Un diritto costituzionalmente garantito. E un dovere da cui l’università non si tira indietro: a tre settimane di distanza da quello “ufficiale” a Palazzo Bo, è stato inaugurato al Due Palazzi l’anno accademico per gli studenti in regime di detenzione in carcere. I quali sono in costante aumento, tanto da toccare un nuovo record: sono infatti 50 tondi tondi (che diventano 57 se si considerano anche quelli in esecuzione penale esterna) grazie ai 12 nuovi iscritti.

“E pensare che nel 2003, quando è partito il progetto, erano 14”, afferma soddisfatto il direttore della casa di reclusione Claudio Mazzeo, che non si accontenta: “Stiamo lavorando per garantire un diritto allo studio ancor più di qualità, tanto che stiamo già pensando di ampliare la biblioteca e di ricavare un’aula studio. Questo è il carcere che noi vogliamo”.

Un pensiero condiviso anche da Francesca Vianello, delegata della rettrice per il progetto “Università in carcere”: “Il merito di tale crescita? L’offerta formativa sempre più ampia. Sia chiaro che molto rimane ancora da fare, ma più di qualcosa è stato fatto e ne siamo orgogliosi: questa attività serve ai detenuti per aprire la mente e per trovare un modo per pensare ad altro”.

La maggior parte degli studenti dietro alle sbarre sceglie le Scienze Umane, “ma c’è anche chi prende tutti 30 e lode in Ingegneria informatica - garantisce la professoressa Vianello, che ha tenuto all’interno Due Palazzi l’intero suo corso di Sociologia del diritto e della devianza - e chi sceglie facoltà quali Scienze e cultura della gastronomia capendone l’utilità una volta usciti dal carcere. Ci tengono davvero, a conseguire la laurea: alcuni di loro rinunciano anche all’ora d’aria pur di studiare, o sono costretti a farlo in bagno per avere un po’ di pace”.

Tra loro c’è Leonard, detenuto di origini albanesi, che ha scelto Scienze Politiche (indirizzo relazioni internazionali e diritti umani): “Ho già dato nove esami il primo anno - esclama entusiasta - e voglio laurearmi il prima possibile: sono davvero appassionato di politica, economia e storia. Questo impegno mi aiuta a spezzare la routine giornaliera: credo che non ci sia nulla di più importante di studiare in carcere, perché aiuta ad avere una maggior consapevolezza della situazione e fa aprire orizzonti e porte che prima erano chiuse. E poi, se sei informato, non parli a vanvera”.

Una considerazione, quest’ultima, che strappa applausi a scena aperta anche a Monica Fedeli, prorettrice con delega alla terza missione e rapporti con il territorio, che sottolinea l’importanza del lavoro dei 14 tutor, “i quali con passione e impegno sostengono i detenuti, che studiando diventano cittadini migliori e accrescono la propria cultura”.

L’importanza del progetto è testimoniata anche da Maria Milano, provveditore dell’amministrazione penitenziaria per il Triveneto: “Dobbiamo assicurare loro il diritto di raggiungere i più alti livelli di istruzione, offrendo la possibilità di riempire di contenuto il tempo della pena. Lo ha detto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La cultura è l’antidoto contro la violenza”.