di Davide D’Attino
Corriere del Veneto, 1 febbraio 2026
Due Palazzi, i dati del garante. Bincoletto: “I trasferimenti creano solo terra bruciata”. Malgrado sia cominciato soltanto da 31 giorni, il 2026 è già quello che conta il maggior numeri di suicidi, tra i detenuti del carcere Due Palazzi, degli ultimi 11 anni. Dopo il 2014, quando si erano tolti la vita tre reclusi, dal 2015 al 2025 i casi sono stati non più di uno all’anno. Anzi, per la precisione, uno rispettivamente nel 2015, 2016, 2019, 2020, 2022 e 2024. E zero negli altri quattro. Nel 2025, peraltro, nella struttura penitenziaria padovana, con 643 ristretti complessivi, non si è proprio verificato alcun decesso (nemmeno naturale, per intenderci), nonostante 57 episodi di autolesionismo e sette tentati suicidi. Tutti questi dati, insomma, per evidenziare come le due persone che hanno deciso di farla finita mercoledì e venerdì scorsi, il cosentino Pietro M. di 74 anni e il vicentino Matteo G. di 33, entrambi toltisi la vita dentro la loro cella, hanno inevitabilmente fatto suonare un certo allarme.
In particolare tra i tanti volontari di associazioni e cooperative che, sin dalla fine degli anni Ottanta, entrano al Due Palazzi, in particolare nei reparti dove si trovano i detenuti con pene piuttosto lunghe da scontare (come ad esempio quello dell’Alta sicurezza, chiuso improvvisamente cinque giorni fa con l’immediato trasloco di 23 detenuti in altre carceri, tra cui quelle di Parma, Sulmona, Secondigliano e Catanzaro), coinvolgendo i reclusi in percorsi di rieducazione e risocializzazione per far sì che, tornati in libertà, non sbaglino di nuovo. Un allarme, con eco nazionale, che non è potuto non suonare anche dalle parti di Palazzo Moroni.
Tanto che, se gli assessori alla Sicurezza e al Sociale, Diego Bonavina e Margherita Colonnello, l’altra mattina si sono subito presentati di fronte al penitenziario per provare a capire meglio la situazione, domani sera, all’inizio del consiglio comunale, verrà prima osservato un minuto di silenzio per ricordare le morti di Giovanni e Matteo e poi il Garante cittadino dei detenuti, Antonio Bincoletto, illustrerà la sua relazione riferita al 2025. La fotografia, scattata il 31 dicembre scorso, racconta che, su 643 reclusi (quasi il 50% in più della capienza regolamentare), 115 lavorano per alcune cooperative sociali ed altri 110 lo fanno direttamente per il carcere. Ma allargando lo sguardo, si apprende che sono ben 534 (più dell’80% del totale) quelli impegnati in alcune delle tante attività promosse dagli enti del terzo settore.
Cucito, scultura, pittura e teatro. E dopo musica, lettura collettiva e sport, calcio in primis, con la squadra di Pallalpiede che, dal 2014, disputa il campionato provinciale di Terza categoria. Ma non finisce qui. Ben 542 detenuti (più di otto su dieci) passano infatti alcune ore della giornata a studiare, 439 per ottenere il diploma di scuola superiore e 103 per quello di laurea. “I due tragici eventi avvenuti a poca distanza l’uno dall’altro - osserva il garante Bincoletto - devono interrogarci tutti sulle condizioni in cui versano i nostri istituti penitenziari, anche i migliori come quello di Padova, e sul senso e sulle modalità con cui avvengono i trasferimenti come quello di martedì che, con l’obiettivo di ridisegnare il sistema, non fanno altro che lasciare terra bruciata”.










