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di Sara Busato

Corriere del Veneto, 11 maggio 2024

Studio e cultura: strumenti di riscatto e libertà anche dietro le sbarre. Ieri mattina, nel carcere di Padova, la Rettrice Daniela Mapelli ha inaugurato, con la presenza delle istituzioni, il ventunesimo anno accademico dedicato agli studenti detenuti. Il progetto, avviato nel 2003, ha visto finora sessantatré reclusi ottenere la laurea. Quest’anno, ci sono 59 nuovi iscritti alle sette scuole dell’ateneo, di cui dieci matricole. L’università ha dimostrato un forte impegno, mettendo a disposizione diciotto tutor che seguono settimanalmente gli studenti detenuti, fornendo supporto e materiali didattici.

“Dal prossimo anno anche i dottorandi potranno contribuire alla didattica - aggiunge la rettrice - Lo studio non è solo un modo per passare il tempo in detenzione, ma rappresenta una speranza per il futuro”. Convinto dell’efficacia del progetto anche il sottosegretario alla giustizia, il padovano Andrea Ostellari. “Quando chi ha scontato la sua pena esce rieducato e abbandona l’attività criminale, allora possiamo dire che il sistema carcerario ha funzionato”, ha commentato, sottolineando che: “Qui a Padova la pianta organica degli educatori è al completo”.

Tornando al progetto formativo il format offre agli studenti l’opportunità di entrare in contatto con la realtà carceraria e consente agli studenti detenuti di esplorare il mondo al di fuori delle mura del carcere, interagendo con persone che non fanno parte di quel contesto. “Cultura, istruzione e diritto allo studio sono fondamentali, insieme al lavoro” ha commentato Claudio Mazzeo, direttore del carcere di Padova, “per creare percorsi di inclusione e reintegrazione sociale”. Molti detenuti scelgono di iscriversi all’università dopo aver completato il percorso scolastico in carcere, ottenendo il diploma delle scuole medie e successivamente quello di scuola superiore. Durante la cerimonia, non sono mancate le testimonianze di chi ha fatto i conti con i propri errori, trascorrendo il periodo di detenzione immergendosi nei libri.

Un esempio è Elton Kalica, il primo iscritto al progetto Università in carcere. Dopo aver conseguito la laurea triennale e magistrale, e aver completato un dottorato, nel 2011 ha terminato di scontare la sua pena ed è ora un dottore di ricerca in Scienze Sociali presso l’università di Padova. “Una volta fuori”, racconta Kalica, “ho affrontato la realtà con maggiore consapevolezza, attrezzato e con maggiori risorse. L’istruzione è fondamentale per la qualità della vita e aiuta a superare le delusioni”. Nel corso della cerimonia, si sono alternati momenti di leggerezza, grazie alla partecipazione dell’attrice comica Emanuela Aureli a toccanti testimonianze e richieste specifiche. “Studiare abbatte i muri fisici e mentali - racconta Nicola, studente di storia -. Sentiamo la mancanza di un ambiente adeguato allo studio”. Per coloro che non hanno accesso al Polo Universitario, lo spazio ristretto di una cella può rappresentare un’altra sfida da affrontare.