di Rossana Certini
Il Gazzettino, 31 dicembre 2025
Zaia: “Grazie ai progetti di rieducazione e alla collaborazione con le cooperative, la recidiva scende al 2%. Questo significa che il 98% dei partecipanti a questi progetti non commette più reati”. Per una delle sue prime uscite da presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia sceglie la casa di reclusione Due Palazzi di Padova. Arriva puntuale alle 11 e saluta i giornalisti all’ingresso, ormai con la familiarità di chi conosce tutti per nome, scambiando battute con ciascuno. Accompagnato dalla direttrice Maria Gabriella Lusi, varca il cancello dell’istituto penitenziario, trascorrendo qualche minuto a colloquio con la direttrice, per poi incontrare, in una grande sala riunioni, le realtà del terzo settore attive nella struttura, una rappresentanza dell’amministrazione penitenziaria e le persone detenute che lo hanno accolto.
La visita prosegue tra i laboratori dove i carcerati svolgono attività di inserimento lavorativo grazie alla collaborazione con alcune cooperative del territorio tra cui Giotto, che li coinvolge in attività che vanno dalla pasticceria artigianale al call center per servizi esterni, dal giardinaggio alla manutenzione del verde; AltraCittà, impegnata nell’integrazione sociale dei detenuti attraverso percorsi di formazione e reinserimento lavorativo che creano un ponte tra il carcere e la città e Ristretti Orizzonti, che coinvolge carcerati e volontari esterni nella redazione di una rivista bimestrale, attività di rassegna stampa e formazione. Complessivamente, queste realtà impiegano circa 150 detenuti.
Zaia si ferma a parlare con i detenuti, si fa spiegare il lavoro che svolgono e, giunti nel call center, tra flash e smartphone dei giornalisti presenti, indossa cuffie e microfono e, supportato da un operatore esperto, risponde a una chiamata arrivata da un’ignara cittadina che doveva prenotare una visita medica a Padova. “Allora ghe demo il 6 luglio?” propone Zaia. Lo stesso presidente non nasconde il sorriso a conclusione della telefonata. Chissà se chi era dall’altra parte ha avuto qualche dubbio. Zaia non ha mascherato la voce, né eliminato gli intercalari veneti o modificato l’accento, regalando un momento di pura spontaneità a tutti i presenti.
Ma quella che poteva apparire come una semplice scena divertente è, in realtà, un gesto di condivisione con gli operatori del call center del carcere. Un segno di stima e apprezzamento per il lavoro quotidiano di chi, nelle cooperative attive all’interno della casa circondariale, contribuisce al reinserimento sociale dei detenuti e alla riduzione della recidiva.
“Grazie ai progetti di rieducazione e alla collaborazione con le cooperative, la recidiva scende al 2%”, spiega Zaia. “Questo significa che il 98% dei partecipanti a questi progetti non commette più reati. Questi dati dimostrano che la via d’uscita dalla criminalità è attraverso progetti concreti di riabilitazione e professionalizzazione, e spero che, gradualmente, possano essere coinvolte anche imprese private”. Poi aggiunge: “Non tutti conoscono da vicino la realtà del carcere, che è quasi un’altra città. In Veneto attualmente abbiamo nove istituti penitenziari, con circa 2.800 detenuti, di cui 1.400 stranieri. Questo significa che la percentuale di detenuti stranieri è del 50%, più alta rispetto alla media nazionale, che è del 32-33%. Un altro tema importante è il sovraffollamento. Come in molte altre strutture italiane, le nostre carceri sono al limite della capacità”. E conclude: “L’8 gennaio a Rovigo inaugureremo il nuovo carcere minorile, che contribuirà ad alleviare questa situazione”.










