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Corriere del Veneto, 21 febbraio 2026

Evitare il rischio di snaturare il Due Palazzi e, quindi, di compromettere lo svolgimento delle numerose attività di rieducazione e risocializzazione dei detenuti che, dalla fine degli anni Ottanta, lo rendono un carcere modello a livello nazionale. È soprattutto questo l’obiettivo che le tante associazioni del terzo settore che da tempo operano all’interno dell’istituto di reclusione padovano hanno espresso, tre giorni fa, durante un incontro, a Roma, con il capo del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), Stefano Carmine De Michele, e con il direttore della Direzione generale detenuti e trattamento, Ernesto Napolillo. Un incontro, quello di cui hanno riferito ieri Rossella Favero e gli altri responsabili della rete di volontariato Coordinamento carcere Due Palazzi, giunto a distanza di meno di un mese da quanto avvenuto a fine gennaio scorso, quando due ristretti, Giovanni M., cosentino di 74 anni, e Matteo G., vicentino di 33, si sono tolti la vita dentro le loro celle, all’indomani dell’improvviso trasferimento in altre strutture detentive (a Parma, Sulmona, Secondigliano e Catanzaro) dei 22 reclusi del reparto Alta sicurezza.

“Questo tema - si legge nella nota diffusa da Favero e colleghi, riferendosi appunto all’alta sicurezza - è stato affrontato in modo strutturale, partendo dal numero esorbitante, circa 9.800 unità, di detenuti coinvolti ed approfondendo la questione della loro declassificazione a detenuti comuni, alla luce di una circolare risalente addirittura al 2015 e non ancora applicata. E in merito, è emersa l’ipotesi di attivare un tavolo di lavoro congiunto tra Dap e terzo settore, interessando anche la Dda”.

Quindi, a proposito delle attività di rieducazione e risocializzazione di cui sopra, il Coordinamento carcere Due Palazzi ha appuntato: “Per evitare il rischio di un progressivo snaturamento, cosa che sta a cuore pure alla polizia penitenziaria, vi è stato accordo sull’importanza di favorire l’accesso, in sostituzione di quelle dell’alta sicurezza, di persone con fine pena consistente, così da inserirle in percorsi di lungo periodo”. “L’incontro - hanno evidenziato infine Favero e colleghi - si è concluso con l’impegno comune a raggiungere tali obiettivi”.