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di Matilde Bicciato

Corriere del Veneto, 1 aprile 2025

Festa della polizia penitenziaria a Padova, il sottosegretario: “Ora basta suicidi”. Il duecentottesimo anniversario della Polizia Penitenziaria, che si è tenuto davanti a Palazzo Moroni ieri mattina, è cominciato con un lungo applauso voluto proprio dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, alla presenza di numerose autorità, tra cui il sindaco Sergio Giordani, il prefetto Giuseppe Forlenza e il questore Marco Odorisio, oltre alle numerose altre istituzioni cittadine. Un anno di traguardi, ha ribadito Ostellari, evidenziando il potenziamento dell’organico, il rafforzamento delle iniziative per il reinserimento dei detenuti e le misure adottate per migliorare la sicurezza negli istituti penitenziari. “Per anni la polizia penitenziaria ha vissuto nel paradosso” ha commentato Ostellari.

“Questo corpo per molto tempo è rimasto abbandonato e relegato nelle carceri, quasi fosse un’articolazione oscura dello Stato atto a sbrigare le faccende che non dovevano essere svolte sotto la luce del sole - ha proseguito. Le cose però stanno cambiando: negli ultimi tre anni abbiamo invertito un trend negativo in merito alle assunzioni e ora finalmente abbiamo aumentato i posti di lavoro e investito sul comparto personale compresi i funzionari pedagogici, che aiutano il percorso rieducativo del detenuto. Tutte misure che vogliono tutelare la buona funzionalità degli istituti penitenziari e che si impegnano a ridurre la recidiva, che vogliono migliorare la vita di chi lavora e di chi sconta le pene in carcere e soprattutto che servono per contrastare il numero delle persone che decidono di togliersi la vita, sia detenuti che poliziotti”.

Una strategia che risponde al cambiamento, nel corso del tempo, della natura di molti detenuti che entrano nelle carceri italiane: non più solo grandi operatori del crimine ma anche molte persone che vengono arrestate come conseguenza di serissimi problemi psicologici e psichiatrici, nonché di dipendenza in fatto di droga o alcol. “Gestire i cittadini che hanno deciso di rispettare le regole è più facile, lavorare con chi invece oppone resistenza è complesso e delicato”, ha detto Maria Grazie Bregoli, direttrice del carcere femminile di Verona, di quello di Venezia e rappresentante dei direttori del Triveneto. “Voi non avete una lista delle persone che salvate, ogni giorno. Non cercate onore e neanche elogi per tutte le vite che siete riusciti a rigenerare con il vostro servizio, per tutte le donne e gli uomini che avete trattato con dignità e rispetto”, ha continuato Bregoli, riferendosi al corpo di polizia.

“Voi avete insegnato ai detenuti a sentirsi nuovamente utili, a rivedere il futuro come possibile. Il senso del lavoro della polizia penitenziaria è quello di ravvivare la fiamma della speranza, per far filtrare la luce anche nelle situazioni più disperate. Questa dimensione richiede un equilibrio speciale tra umanità e fermezza: il carcere è, insieme ad altri luoghi, uno dei cuori pulsanti della città e il plauso va a chi ha deciso di dedicare la propria vita al suo servizio di un contesto così delicato e intenso”. La cerimonia, dopo gli immancabili discorsi istituzionali, la cerimonia è proseguita con la consegna dei riconoscimenti al personale che si è distinto nel corso del proprio servizio.