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di Michela Nicolussi Moro

Corriere del Veneto, 16 maggio 2026

L’ex militante di Avanguardia Nazionale dal carcere Due Palazzi: “Chiedo che la direzione sanitaria provveda rispettando le leggi in materia di silenzio-assenso”. Nel dibattito sulla necessità di arrivare anche in Italia a una legge sul fine vita (l’unica proposta firmata Forza Italia e Fratelli d’Italia dovrebbe approdare in Senato il 3 giugno) si inserisce la prima richiesta di suicidio medicalmente assistito avanzata da un detenuto. Si tratta di Paolo Bellini, condannato in via definitiva all’ergastolo perché ritenuto l’esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, in cui morirono 85 persone e altre 200 rimasero ferite a causa di una bomba.

La lettera al giornale - L’ex militante di Avanguardia Nazionale scrive dal carcere Due Palazzi di Padova di voler ottenere “l’eutanasia farmacologica”, cioè il suicidio medicalmente assistito (in Italia l’eutanasia è vietata). E lo fa con una lettera inviata alla Gazzetta di Reggio, nella quale sostiene anche che contro di lui ci sarebbe un “complotto politico, mediatico e giudiziario”.

“Chiedo che la direzione sanitaria di Padova provveda in tal senso, rispettando le leggi vigenti in materia di silenzio-assenso, dalle quali non vi potete sottrarre”, scrive Bellini in dieci fogli vergati in stampatello maiuscolo e contenenti alcuni pensieri un po’ confusi al direttore del quotidiano reggiano, Davide Berti. Il quale dal canto suo commenta: “La pubblichiamo perché è una notizia, ma ricordiamo che la giustizia italiana ha riconosciuto Bellini come uno dei responsabili del più efferato attentato della storia della Repubblica”.

I destinatari - Suscita comunque un certo clamore che un detenuto chieda il suicidio assistito proprio in un periodo in cui le associazioni all’opera negli istituti di pena denuncino a gran voce l’escalation di tragedie dietro le sbarre: 76 reclusi in Italia si sono tolti la vita nel 2025, sei dei quali in Veneto, pure al Due Palazzi. Bellini dice di aver avanzato la richiesta ai tempi della sua detenzione in Sardegna, esattamente il “20-8-2025”, ma aggiunge che i destinatari sono anche il dirigente sanitario della Casa di reclusione di Padova, la Procura di Bologna, la Procura di Cagliari, la Procura di Padova, la Commissione Parlamentare Mafia e Stragi.

La legge in Sardegna - L’Usl Euganea però assicura di non averla mai ricevuta e in effetti l’avvocato Antonio Capitella di Roma, che difese il terrorista nel processo d’appello, precisa: “La richiesta di suicidio medicalmente assistito fu rivolta alla sanità sarda quando Bellini era detenuto a Cagliari, perché la Regione Sardegna si è dotata di una legge sul fine vita. Cosa che non ha fatto il Veneto, quindi dopo il suo trasferimento a Padova dissi subito al mio assistito che non si poteva reiterare in loco. E in ogni caso non sussistono le condizioni imposte dalla Corte Costituzionale per ottenere il suicidio assistito, consentito a malati terminali tenuti in vita da macchinari, afflitti da sofferenze psicologiche e fisiche insopportabili e pienamente capaci di intendere e volere - aggiunge il legale -. Lui ha problemi al cuore ma non è attaccato a una macchina e non è un malato terminale. Capisco che a un ergastolano di 73 anni la vita appaia comunque finita, ma bisogna rispettare la legge”.