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 di Alessandro Fulloni

Corriere del Veneto, 4 ottobre 2025

Il ricorso vinto dal detenuto, la sperimentazione che inizia lunedì. Che c’entra il ricorso all’Ufficio di Sorveglianza di un detenuto condannato per omicidio con l’apertura, dopodomani, di una “stanza dell’amore” al carcere di Padova? Il legame è pressoché diretto. E ora vediamo il perché. Partiamo però dal gennaio del 2020, quando quest’uomo - oggi 34enne - uccide volontariamente un parente, travolgendolo con un’auto in una città del Nord. Il seguito è l’arresto e una condanna a 15 anni. Ma è anche, una volta affidato al carcere Due Palazzi, la storia di un carcerato - che ha quattro figli, tutti minorenni, dalla compagna con cui è legato dal 2010 - animato dal desiderio di redimersi ed essere recuperato. Ha ammesso la colpa più volte, si dichiara pentito. Grazie alla buona condotta, in parlatoio vede regolarmente i familiari.

Non solo. A partire dal 2022, ha iniziato un tirocinio presso la cooperativa Giotto da cui è stato assunto l’anno dopo. “Con la piccola retribuzione, aiuta la famiglia”, si legge nelle carte giudiziarie che lo riguardano. Ha ottenuto più volte dei permessi con scorta per andare a trovare il padre, ammalato, che ha salutato un’ultima volta ai recenti funerali. Ma soprattutto, quando è autorizzato, va a trovare uno dei figli, gravato da una pesante disabilità. Infine è entrato in contatto, frequentandola, con “Ristretti Orizzonti”, la storica rivista, diretta da Ornella Favero, scritta in gran parte da detenuti o ex detenuti, divenuta il punto di riferimento per tutte le questioni delle carceri, ma viste dal di dentro.

Da questo punto in poi entriamo però nel cuore dell’iter che riguarda le “stanze dell’amore” a Padova. Il nostro detenuto, attento alla cronaca e a tutto ciò che lo circonda, nel febbraio 2024 presenta un’istanza per avere colloqui intimi con la compagna. Ma la richiesta viene inizialmente bocciata. “Non è previsto”, è più o meno la risposta che arriva dall’allora direzione del carcere.

Senonché l’11 dicembre 2024 la Corte Costituzionale emette una sentenza “spartiacque”, stabilendo che per un detenuto i colloqui intimi con il coniuge sono una legittima espressione del diritto all’affettività. Il carcerato di Padova, assistito dall’avvocata Annamaria Alborghetti, torna allora alla carica e presenta un reclamo - l’oggetto è questo: “violazione del diritto all’affettività” - che atterra sul tavolo del magistrato di sorveglianza Lara Fortuna.

L’ordinanza firmata il 22 maggio scorso, e i cui effetti entreranno in vigore da lunedì, accoglie l’istanza. Al ricorrente deve essere “consentito di svolgere un colloquio in presenza, riservato e senza controllo da parte della Penitenziaria, nello spazio che deve essere individuato dalla direzione del carcere” seguendo le linee guida del Dipartimento dell’amministrazione carceraria varate dopo la pronuncia della Consulta.

“Il ricorso del detenuto ha di certo accelerato il via libera alla stanza della privacy”, commentano ora all’unisono Ornella Favero e Annamaria Alborghetti. Va comunque aggiunto che nell’ordinanza della magistrata è la stessa neodirettrice del carcere Maria Gabriella Lusi a riferire che sarebbe stata “imminente l’attuazione della sentenza della Corte”.

Si comincia appunto dal 6 ottobre, in uno spazio predisposto accanto alla stanza dei colloqui. Si tratta di una sorta di sperimentazione che durerà quattro mesi. Per due ore e mezza, suddivisi in tre turni al giorno, i detenuti a cui sarà dato il permesso potranno avere incontri intimi in un ambiente che riproduce una normale camera da letto con bagno e senza la sorveglianza diretta della polizia penitenziaria.

I sindacati degli agenti di custodia sono però perplessi: temono che durante quegli incontri privi di sorveglianza possano essere introdotti in carcere droga, telefoni, messaggi, addirittura armi. Sarà dunque l’Ufficio di Sorveglianza (sul cui tavolo erano nel frattempo giunti altri due ricorsi che chiedevano il diritto ai colloqui intimi) a dare il via libera caso per caso.

Conclusione: anche quello di Padova (dove, va ricordato, si era già parlato del tema sebbene il governo avesse “frenato”) rientra nel ristretto numero delle carceri italiane (in tutto circa 190) che stanno attrezzandosi per rispettare quanto deciso dalla Suprema Corte. Per ora si sono adeguate solo Parma e Terni. Un’altra trentina lo sta per fare.

Ma il detenuto che ha dato il via all’iter? Ieri era nella redazione di “Ristretti Orizzonti”, ospitata dentro al penitenziario. Nell’abbracciare Ornella Favero le ha sorriso: “Sono felice, credo di avere fatto qualcosa di importante non tanto per me, quanto per i miei compagni di carcere. È un qualcosa che sarà ricordato”. Ogni settimana quest’uomo, tra l’altro, incontra le scolaresche che vanno in visita ai “Due Palazzi”, incontrando i detenuti proprio tra tavoli della rivista. Favero spiega: “Racconta loro la sua colpa ma anche la sua storia di redenzione. I ragazzi lo ascoltano attenti, coinvolti”.