di Claudio Malfitano
Il Mattino di Padova, 13 marzo 2025
“Portare gli studenti delle scuole superiori nelle carceri minorili. Va fatto capire che la conseguenza dei reati è un istituto, che c’è una punizione”. Il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari dosa bastone e carota: leggi più severe ma anche interventi educativi per fermare la violenza giovanile, esplosa negli ultimi mesi in tutto il Nord Est.
Sottosegretario, i questori non definiscono il fenomeno come baby gang strutturate, ma restano comunque ragazzi giovanissimi che sono pronti a usare coltelli e spray al peperoncino per rubare pochi euro o un cellulare. Come si interviene in questi casi?
“Baby gang strutturate esistono soprattutto al Sud e nelle metropoli. In Veneto non agiscono grandi gruppi, ma manipoli di ragazzi, talvolta in coppia. Ad accomunarli, tuttavia, c’è un fattore: la totale assenza di senso della realtà e del pericolo. È terrificante quanto tutti ignorino il principio per cui ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Per contenerli ci sono le leggi, che consentono di reprimere, quando serve, tanto quanto di provare a prevenire alcuni reati” .
Il carcere per questi ragazzi non rischia di essere un ambiente in cui anziché una rieducazione si ottiene l’effetto inverso?
“Nessuno ha la bacchetta magica e certi ragazzi arrivano negli istituti con situazioni apparentemente già compromesse. Ma in due anni abbiamo potenziato, più di ogni altro governo, il contingente di educatori e psicologi e inaugurato nuove comunità come alternativa al carcere. Le ultime tre in Lombardia. Con la Regione ne apriremo anche in Veneto. Detto ciò, chi uccide, tenta di uccidere o stupra non può essere lasciato libero, come se nulla fosse successo”.
A più di un anno dal decreto Caivano, la situazione non sembra essere migliorata: in cosa sta funzionando e in cosa no?
“La violenza giovanile non si ferma solo con le leggi, ma con l’educazione. Ecco perché nel decreto abbiamo inserito vari strumenti preventivi. Faccio un esempio: ora chi non manda i figli a scuola rischia fino a due anni di carcere. E gli effetti si vedono. In certi territori l’evasione scolastica è quasi sparita. Ma c’è un altro aspetto che non va dimenticato”.
Quale?
“Ad aumentare sono i reati gravi, commessi da minori stranieri non accompagnati, arrivati in Italia illegalmente e senza famiglia. Si tratta di soggetti che è difficile individuare e che hanno reti di relazioni solo con ambienti di tipo criminale”.
A volte però protagonisti di questi casi sono anche ragazzi di seconda generazione: c’è un problema di mancata integrazione delle famiglie d’origine?
“Sicuramente. Su questo devono impegnarsi di più le amministrazioni locali. Una volta c’erano i patronati. Oggi ci sono campi da calcio abbandonati, associazioni sportive senza fondi e centinaia di ragazzi per strada, con il cellulare in mano”.
C’è un ruolo che può avere anche la scuola per evitare queste situazioni?
“La scuola è, dopo la famiglia, fondamentale nell’educazione dei giovani. Il ministro Valditara sta lavorando bene e anche io lancio un’iniziativa: portare gli studenti medi a visitare le carceri minorili. Voglio che i ragazzi vedano cosa succede quando si commettono dei reati gravi e che scoprano come è fatto un istituto minorile”.
Al di là delle politiche repressive, c’è chi sostiene che ai ragazzi sia necessario offrire maggiori spazi e occasioni di socializzazione. Ma le amministrazioni lamentano tagli ai fondi per il sociale: il governo non sta tagliando strumenti che possono essere fondamentali per arginare il fenomeno?
“Non ci sono tagli, c’è una rimodulazione del fondo di solidarietà comunale, in parte vincolato ad obiettivi specifici, per esempio su asili nido e trasporto di soggetti diversamente abili. Segnalo peraltro che, grazie a un emendamento alla finanziaria a firma del nostro segretario regionale Alberto Stefani, è stato istituto un fondo speciale. Servirà a rimborsare alcuni comuni che, fino ad oggi, devono sobbarcarsi le spese di mantenimento dei minori affidati a comunità”.











