di Serena De Salvador
Il Gazzettino, 4 aprile 2020
Se i colloqui restano sospesi fino a nuovo ordine limitando l'afflusso di persone esterne al carcere, la positività al Coronavirus di due agenti della polizia penitenziaria e i vuoti normativi sui metodi per mettere in contatto detenuti e familiari mantengono teso il clima al Due Palazzi.
É arrivata giovedì dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia la conferma del contagio di due poliziotti in servizio alla casa circondariale. Il tampone nelle scorse settimane non ha lasciato dubbi e i due operatori risultano in malattia da diversi giorni, addirittura poco meno di un mese in un caso. La loro presenza all'interno del carcere si è quindi interrotta, ma i colleghi non nascondono i propri timori anche in virtù delle numerose richieste avanzate dalle sigle sindacali ai vertici ministeriali.
A più riprese si è fatto appello affinché tutti gli agenti fossero sottoposti a una campagna di tamponi a tappeto, cosa che ad oggi non risulta eseguita nonostante una sessantina di loro viva stabilmente nella caserma del penitenziario.
La direzione intende mantenere il riserbo sulla questione ma i numeri registrati in altre strutture non mancano di allarmare il personale, in particolare i sedici agenti positivi a Verona. I detenuti in entrata vengono tenuti separati dagli altri e al momento non risultano contagi fra i carcerati ma oltre al problema della salute ve n'è anche un altro a mettere in agitazione la polizia penitenziaria. Vista la sospensione dei colloqui di persona, il ministero ha disposto un forte incremento di quelli telefonici e telematici.
Se prima dell'emergenza si ricorreva alla piattaforma Skype Business contrattualizzata a livello statale e di conseguenza con garanzia di adeguati controlli, ora il sistema è tanto sovraccarico da aver reso necessaria l'adozione di altri strumenti. Non solo la versione tradizionale di Skype ma anche programmi gestiti via smartphone come Whatsapp che consente chiamate multiple.
Tim ne ha messi a disposizione sedicimila, 14 dei quali sono in uso al Due Palazzi suscitando non poche perplessità: "Tutti i detenuti possono farne richiesta poiché oggi i colloqui sono permessi con cadenza quotidiana. Solo considerando che al Due Palazzi si trovano circa 600 carcerati si capisce la mole di traffico spiega il segretario Sinappe Mattia Loforese - purtroppo il ministero non ha dato direttive specifiche e a Padova è stato adottato un protocollo interno. Un fatto certamente da elogiare, ma non è giusto che un singolo penitenziario debba fronteggiare problemi potenzialmente gravissimi".
Sì, perché le conversazioni multiple prevedono l'uso di due cellulari, uno per l'agente e uno per il detenuto che si collegano al parente a casa. Il carcerato può però muoversi all'interno del penitenziario avendo di fatto accesso a un dispositivo collegato a internet che lo connette con l'esterno: "É un servizio di cui usufruiscono anche pregiudicati di alto calibro, ad esempio chi ha fatto parte della criminalità organizzata.
I cellulari non hanno blocchi di alcun genere perciò chi garantisce che non riescano a mettersi in contatto con altre persone oltre al familiare in video? - prosegue Loforese - è una responsabilità che non può ricadere sui singoli agenti.
Senza contare che non è chiaro chi paghi gli abbonamenti di tali dispositivi dal momento che durante l'emergenza tutte le chiamate (anche quelle telefoniche tradizionali) non vengono più messe in conto ai detenuti. Non bastasse l'allarme sanitario, ci sono anche quello economico e quello della sicurezza".










