di Nicola Cesaro
Il Mattino di Padova, 19 dicembre 2020
Sono 33 i detenuti infettati a cui si aggiungono 18 lavoratori. Scoppia la protesta, anche un tentativo di sollevazione. Se si esclude la Casa circondariale di Trieste, il Due Palazzi di Padova si conferma la struttura del Triveneto che sta vivendo la più importante emergenza Covid di questa seconda ondata. L'altro ieri il carcere padovano ha registrato anche la prima vittima: un nome che ha inevitabilmente proiettato la situazione patavina alla ribalta nazionale, visto che a perdere la vita è stato Donato Bilancia, 69 anni, noto come il "killer dei treni".
Stava scontando al Due Palazzi tredici ergastoli per diciassette omicidi, avvenuti tra il 1997 e il 1998 dalla Liguria al Piemonte. Bilancia è l'unico detenuto contagiato dal Covid trasferito in ospedale, nel reparto di Pneumologia: qui avrebbe rifiutato le cure con l'ossigeno, morendo in pochi giorni.
Il cluster di Coronavirus del carcere padovano ha ormai numeri importanti: il report diffuso giovedì sera dal Ministero della Giustizia, che attraverso il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria monitora la gestione del Coronavirus nei vari Provveditorati, parla di 32 detenuti positivi al Covid-19 nella casa di reclusione di Padova e di 1 nella casa circondariale. Stando al bollettino, sarebbero tutti asintomatici. Ai carcerati vanno aggiunte anche 15 guardie di sicurezza, di cui 3 sintomatiche, nella casa di reclusione, e altre 3 asintomatiche in casa circondariale. Nel Triveneto, per numero di contagi, Padova è seconda solo a Trieste (69 detenuti positivi) ed è davanti a Trento (31) e Tolmezzo (17).
Proprio in fatto di personale contagiato, quella padovana è la situazione più critica dell'intero Provveditorato del Triveneto. Il nervosismo, inevitabilmente, serpeggia tra le sezioni: una prima rivolta era stata sedata in occasione della prima ondata, un'altra ha preso forma in un piano del carcere appena la settimana scorsa. "Dobbiamo considerare il carcere alla stregua di un ospedale e di una casa di riposo" denuncia da tempo Giampietro Pegoraro della Cgil Penitenziaria "e dunque dobbiamo garantire un piano di monitoraggio continuo ed efficace".
Tamponi, dunque. "Non possiamo pensare di scongiurare i contagi se i tamponi vengono effettuati una volta al mese: ne servono almeno ogni due settimane, e non solo quando si rileva una positività. È già troppo tardi. Lasciare troppo tempo al virus prima di essere individuato significa creare dei cluster importanti".
Incalza il sindacalista: "Le carceri sono bombe a orologeria, e non solo per i detenuti ma per le città stesse: chi ci lavora, rischia di portare fuori il virus se questo non viene monitorato e intercettato per tempo". Un piano operativo regionale prevede di far convogliare verso il carcere di Rovigo i detenuti positivi al Covid-19 di tutto il Triveneto. Qui sarebbero stati individuati poco più di quaranta posti.
"Abbiamo scritto in queste ore al presidente veneto Luca Zaia per scongiurare questo percorso" sottolineano dalla Cgil "A Rovigo lo spazio per i detenuti Covid-19 non è perfettamente isolato rispetto a quello destinato ai carcerati non contagiati, e mancano peraltro garanzie per lo stesso personale. Prima di attuare un simile piano, forse l'amministrazione penitenziaria avrebbe dovuto coinvolgerci, anche per condividere dei protocolli di sicurezza".
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