di Silvia Moranduzzo
Il Gazzettino, 5 ottobre 2020
Il dibattito è aperto e sempre più ricco di dettagli. Si parte dalle affermazioni del questore Isabella Fusiello all'incontro con i residenti della Stanga che si è tenuto sabato mattina, durante il quale ha detto: "Noi arrestiamo lo spacciatore ma dopo 48 ore ve lo ritrovate libero sotto casa". Si passa per l'auspicio del presidente della commissione Giustizia al Senato, Andrea Ostellari, per cui "aumentare le pene non basta, l'Italia ha bisogno di una riforma complessiva della giustizia" e si arriva a chi tutti i giorni vive questa situazione sul campo: i poliziotti stessi.
"Siamo assolutamente in linea con il pensiero del questore Fusiello dice Maurizio Ferrara, segretario regionale vicario del sindacato di polizia Fsp. C'è frustrazione ma del resto queste sono le leggi, noi le applichiamo e basta. Purtroppo siamo rammaricati, molte volte non si capisce dove stia la responsabilità e per la situazione attuale la normativa vigente è inefficace. È come dare un'aspirina a un malato di cancro, non funziona". È un circolo vizioso che vede il lavoro dei poliziotti (ma anche dei carabinieri) sfumare non appena il criminale arrestato viene condannato a una pena inferiore ai due anni e, a meno che il pm non pensi che possano esserci esigenze cautelari particolari.
"Ci ritroviamo davanti sempre gli stessi conferma Mirco Pesavento, segretario provinciale del Sap . Da sempre denunciamo la necessità di nuove leggi perché attualmente non c'è certezza della pena. E senza questa i criminali si sentono imbattibili. Proprio per questo spesso capita che non si facciano problemi a mettere le mani addosso agli agenti o ai carabinieri".
Oltre la beffa, il danno. Da questa situazione nasce la manifestazione che si terrà a Roma il 14 ottobre durante la quale i poliziotti chiederanno più tutele per far diminuire il numero di aggressioni che subiscono sul lavoro.
"Ci hanno tolto il taser, unico strumento che ci permetteva di non arrivare alla colluttazione, gli straordinari ci vengono pagati dopo due anni, così come le indennità di missione elenca Pesavento. Quando il questore Fusiello ha preso servizio ha deciso di implementare i controlli di quartiere e abbiamo portato a casa ottimi risultati dal punto di vista degli interventi. Poi però le persone che arrestiamo tornano libere, delinquono di nuovo e noi le arrestiamo un'altra volta".
Quando una persona viene arrestata è accompagnata in questura, dove gli agenti compilano diversi atti, dalla relazione di servizio che ricostruisce la dinamica alla raccolta delle impronte, dalla foto segnaletica all'eventuale sequestro di droga o oggetti rubati. Tutto l'incartamento viene inviato in Procura. Se il pm pensa sia necessario la persona va in carcere, altrimenti se il reato è evidente gli agenti la scortano in tribunale per il rito direttissimo. A seconda della pena stabilita, va dentro o resta fuori dal carcere.
"Questo ha dei costi ingenti anche per la società tutta, non solo in termini di sicurezza, ma anche di denaro fa notare Ferrara. E visto che il sistema costa sarebbe bene funzionasse. Il legislatore dovrebbe rendersi conto che i tempi sono cambiati, anche il garantismo ha dei limiti".










