Il Mattino di Padova, 1 febbraio 2025
Mercoledì un convegno al San Gaetano con l’ex direttore Cantone. L’assessora Colonnello: “Valorizzeremo la co-progettazione”. Non più un posto fuori dalla città che nasconde i problemi, come vorrebbe una certa retorica securitaria. Ma un luogo dentro Padova, anzi al cuore della città. Così difendiamo i diritti delle persone detenute, invertendo la retorica del fuori”. E il messaggio dell’assessora al sociale Margherita Colonnello nel convegno mercoledì scorso al San Gaetano che ha raccontato il percorso di co-progettazione che ha coinvolto le istituzioni e le tante realtà che operano nel complesso di via Due Palazzi. Un pomeriggio dunque che è servito a raccontare il Tavolo Carcere del Comune con le tante realtà che vi partecipano: dagli Operatori carcerari volontari (Ocv), a Ristretti Orizzonti, dal Coordinamento Carcere, alla cooperativa Giotto, fino agli educatori e alla polizia penitenziaria.
Tanti i temi affrontati che hanno spaziato dalla storia del terzo settore in carcere -che ha visto Padova sempre all’avanguardia - fino ai temi più importanti per il futuro. Come quello di garantire l’affettività ai detenuti, l’ultimo fronte su cui sta lavorando Ornella Favero di Ristretti Orizzonti. A concludere l’intervento di Carmelo Cantone, esperto di politiche penitenziarie e già direttore della casa di reclusione di Padova: “Ho sempre difeso l’esperienza di questo istituto come uno dei più innovativi in Italia. E d’altronde è risaputo che sia così”. A confermarlo anche alcuni detenuti in affidamento che hanno raccontato la loro storia di redenzione e rinascita.
I problemi - come la questione del sovraffollamento e l’alto numero di tentativi di suicidio sono stati ricordati dal garante dei diritti dei detenuti Antonio Bincoletto. Mentre il presidente della fondazione Cariparo Gilberto Muraro ha garantito il sostegno dell’ente ai progetti innovativi della co-programmazione.
Il sindaco Sergio Giordani, infine, nel suo messaggio di saluto ha voluto ribadire il supporto dell’amministrazione “alle tante attività, cooperative ed associazioni, che hanno fatto delle nostre carceri realtà vive e in costante dialogo con la città”.
A raccontare il percorso della co-progettazione sono stati il docente del Bo Alessio Vieno e l’assistente sociale Sonia Mazzon: “Parlare di carcere significa avere a cuore la questione della convivenza tra persone che portano con sé una storia fatta anche di rottura delle relazioni, storie che restano ferite ma che scelgono di intraprendere un percorso in cui si prendono cura di sé, un percorso di formazione all’umano - ha raccontato quest’ultima. Le nostre attività devono essere capaci di dare parola ai detenuti, soprattutto a quel 60% che non vi partecipa, perché possa vivere il tempo della detenzione come una opportunità reale di cambiamento”. “Dobbiamo continuare a far funzionare la collaborazione interistituzionale ha concluso l’assessora al Sociale. E valorizzare proposte di cittadinanza attiva, coinvolgendo i detenuti nella scelta delle attività”.











