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di Gabriele Fusar Poli

Corriere del Veneto, 31 dicembre 2025

Padova, parte del Cup è gestito dalla coop del carcere. E lui si improvvisa operatore del centro prenotazioni sanitario. “Tranquilla signora, gliela sposto io la visita medica”. La voce è inconfondibile, eppure difficilmente Paola - nome di fantasia - l’avrà riconosciuta, anche perché tutto ci si può aspettare tranne che trovare all’altro capo del telefono del Cup l’ex governatore del Veneto e attuale presidente del Consiglio Regionale: Luca Zaia. In carcere, oltretutto: forse in pochi, infatti, sanno che buona parte delle prenotazioni agli esami specialistici che vengono poi effettuati negli ospedali del Padovano vengono gestite dal call center attivato dalla cooperativa Giotto all’interno del carcere Due Palazzi nella città del Santo. 

Ecco quindi che Zaia, in visita istituzionale ieri alla casa di reclusione, decide di “cimentarsi” nella risoluzione del problema della signora Paola, e con successo: nel giro di quattro minuti e mezzo prima sposta di un mese la visita oculistica programmata per gennaio “perché prima la si fa e meglio è” e poi accontenta l’utente posticipandogliela ulteriormente a luglio, come da richiesta. A fine telefonata Luca Zaia commenta soddisfatto: “Avrei sempre voluto rispondere a un call center, e direi che come prima volta è andata decisamente bene. Oltretutto non mi ha neanche riconosciuto, meglio di così”.

È solo una tappa del lungo tour che ha visto l’ex presidente del Veneto aggirarsi tra i corridoi del carcere padovano alla scoperta delle numerose attività organizzate per i detenuti. Già, perché la loro riabilitazione passa anche attraverso i progetti tenuti spesso in piedi dalle cooperative sociali e che vedono i reclusi lavorare nel vero senso della parola. Al Due Palazzi, infatti, si va dalla realizzazione delle valigie della Roncato alla “rifinitura” dei tacchi per le scarpe da donna delle marche più prestigiose (e costose), passando per il confezionamento di viti e tasselli della Fischer e la creazione di componenti per Ferrari e Ducati fino ad arrivare alla produzione di dolci artigianali - panettoni natalizi compresi - così deliziosi “da andare a ruba”, afferma scherzando un detenuto con il cappello da cuoco in testa.

Luca Zaia si intrattiene a lungo con i reclusi all’opera, scambiando quattro chiacchiere e informandosi sulla loro vita in carcere, e quasi si commuove mentre ascolta la storia di Antonio, che lavora nella redazione di Ristretti Orizzonti, rivista bimestrale prodotta dai detenuti: “Quando incontriamo qualche scolaresca racconto di come sono partito dalla vendita di una bustina di marijuana finendo per dover scontare ora trent’anni di carcere per concorso in omicidio. Ai ragazzi dico sempre due cose: di studiare e di dare valore alle proprie famiglie”. 

Le riflessioni finali di Zaia partono proprio dai tanti progetti presenti nella casa di reclusione di Padova (dove gioca anche la Pallalpiede, unica squadra di calcio a 11 in Italia formata da detenuti): “Le statistiche ci dicono che il 65% dei reclusi italiani che non partecipano a queste attività quando escono dal carcere poi tornano a delinquere, mentre qui al Due Palazzi (dove lavorano circa 300 dei 663 “ospiti” attuali, ndr) tale percentuale scende fino al 2%, il che vuol dire che questo è un modello da esportare.

Al momento nei nove istituti penitenziari del Veneto ci sono 2.800 detenuti, la metà dei quali sono stranieri: non nascondiamo che c’è una problematica legata al sovraffollamento, che sfiora il 35% rispetto alla capienza dichiarata”. La chiosa di Luca Zaia è su Alberto Trentini, cooperante veneziano 46enne imprigionato in Venezuela da oltre 400 giorni: “Devono liberarlo, senza se e senza ma: non c’è alcuna giustificazione per trattenerlo, bisogna quindi lavorare il più possibile a livello diplomatico per scarcerarlo”.