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di Riccardo Magagna

Il Gazzettino, 5 ottobre 2025

Favero (Ristretti Orizzonti): “Era necessaria”. Vona (Sappe): crea problemi. L’amore unisce, l’amore divide. Lunedì, come anticipato ieri da Il Gazzettino, partirà la sperimentazione per quattro mesi delle “stanze dell’amore”. L’affettività apre dunque le sbarre delle celle padovane e così molti cuori possono ricomporsi, a spezzarsi in due invece è l’opinione: da una parte c’è soddisfazione per questo traguardo dall’altra, invece, crescono le preoccupazioni soprattutto per ciò che potrebbe entrare dall’esterno e sfuggire alla sorveglianza.

Intanto, vicino ai locali dove si svolgono i colloqui è stata preparata una camera con letto, lavandino e lenzuola dove i carcerati potranno trascorrere due ore e mezza di intimità con le proprie mogli o conviventi. Ci saranno tre turni: alle 8.30, alle 11 e 13.30. L’incontro avverrà in totale libertà e riservatezza nel pieno rispetto della privacy, lontano dallo sguardo della polizia penitenziaria e degli altri detenuti. Grande entusiasmo arriva dall’associazione di volontariato “Ristretti Orizzonti”, la rivista scritta dai detenuti del Due Palazzi.

“Come redazione siamo stati fin dall’inizio convinti sostenitori di questa battaglia - spiega la direttrice Ornella Favero - Il primo numero di “Ristretti”, uscito nel 1998, parlava già di affetti e di sessualità negata. La possibilità di un rapporto completo con la propria compagna significa, semplicemente, garantire il diritto a mantenere e salvare una relazione d’amore. La politica non è riuscita a produrre una legge, nonostante in gran parte d’Europa i colloqui intimi siano realtà consolidata. È stato necessario un ricorso alla Corte Costituzionale che ha riconosciuto questo diritto, ma nemmeno quello è bastato”.

Decisivo il ruolo della magistratura di sorveglianza: “Solo grazie al reclamo presentato da un detenuto, sostenuto dalla nostra redazione, e all’intervento di una giudice di sorveglianza che ha imposto al carcere di adeguarsi entro 60 giorni, si è finalmente arrivati a predisporre gli spazi - osserva Favero - Così nasce questa sperimentazione”.

Di segno opposto la posizione del Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria. “Non siamo per nulla d’accordo con le modalità scelte - afferma il segretario regionale Giovanni Vona - Possiamo anche condividere i principi fissati dalla Corte Costituzionale, cioè l’importanza di coltivare la dimensione affettiva, ma per come è organizzata qui ci sembra tutt’altro. Di fatto è stato ufficializzato quello che definirei un “iperrealismo di Stato”: nella stessa area dove si svolgono i colloqui visivi ora ci saranno anche questi incontri intimi, con tutto ciò che comporta”.

Il problema potrebbe essere di tipo organizzativo e di sicurezza.

“Già oggi alcuni detenuti cercano di introdurre stupefacenti o cellulari occultandoli in parti intime - racconta Vona - Perché non pensare che possano tentare di farlo anche durante questi incontri? Il carcere resta carcere, e il rischio che certi ambienti criminali sfruttino queste occasioni per i propri interessi non è da sottovalutare. Si dice che saranno autorizzati solo i detenuti modello, ma anche in passato detenuti “eccellenti” hanno portato droga all’interno.

Non possiamo sottovalutare nulla: la sicurezza ricade tutta sulla polizia penitenziaria, che già oggi soffre di una carenza di organico stimata in oltre cento unità”. Secondo il Sappe la soluzione poteva essere diversa: “Se davvero si vuole riconoscere un diritto, lo si faccia attraverso i permessi premiali già previsti. Vedo una concessione che potrebbe essere difficile da gestire”.