di Claudia Guasco
Il Messaggero, 5 ottobre 2025
Nel penitenziario Due Palazzi saranno inaugurati domani i locali per permettere ai detenuti incontri intimi. È il primo test in assoluto Italia e durerà quattro mesi. Una stanza con letto, televisore e bagno attiguo, senza possibilità di essere chiusa dall’interno. Si chiama stanza dell’amore e da domani sarà a disposizione dei detenuti del carcere Due Palazzi di Padova. Per due ore e mezza, in totale riservatezza, potranno incontrare la moglie o la compagnia, rinsaldare il legame affettivo, ritrovarsi nell’intimità in un ambiente il più possibile domestico. Un’iniziativa con l’unico precedente già avviato nella casa circondariale di Terni, e altri in fase di elaborazione, che passeranno per una fase sperimentale. Quattro mesi, ha deciso la neodiretta Maria Gabriella Lusi, poi si tireranno le somme.
Da una ricognizione effettuata dal Dap su dati aggiornati a fine dicembre dell’anno scorso, la platea di potenziali beneficiari è di quasi 17 mila detenuti. Non tutti potranno usufruirne: per motivi di sicurezza è escluso chi è sottoposto a regimi detentivi speciali, chi è stato sorpreso con sostanze stupefacenti, telefoni cellulari e oggetti atti a offendere, i condannati per femminicidio. A decidere chi potrà accedere alla stanza dell’amore è il giudice di Sorveglianza, chiamato a esprimersi sui singoli casi.
La svolta è arrivata un anno fa, con la sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto e tutelato il diritto all’affettività in carcere dichiarando l’illegittimità dell’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario “nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge o convivente senza il controllo a vista del personale di custodia quando non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina”. Ad aprile il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha fissato le linee guida, trasmesse ai direttori delle carceri per misurarsi con la nuova norma e organizzare la struttura. Così ha fatto a Padova Maria Gabriella Lusi, dopo la richiesta arrivata nelle scorse settimane da parte di tre detenuti: attraverso i loro legali si sono rivolti al magistrato di Sorveglianza che ha disposto l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale.
Il riconoscimento del diritto all’affettività dietro le sbarre è complicato sia fuori, sia dentro il carcere. Molti detenuti con moglie o compagna lo considerano un conforto nella solitudine della prigionia, tuttavia a preoccupare è la poca privacy di una stanza proprio accanto all’area dei colloqui e il timore di esporre la persona amata. Ma dopo la pronuncia della Consulta le resistenze non sono mancate dall’esterno. Chiarisce il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari: “Mi ero opposto a balzi in avanti da parte di qualche singolo istituto e spiego perché.
Come amministrazione penitenziaria e ministero della Giustizia avevamo costituito un tavolo di lavoro, una squadra che stava esaminando come dare applicazione dal punto di vista pratico a quella sentenza che aveva sancito il diritto. Poiché la commissione stava approfondendo il tema, prima era necessario disporre di una uniformità nelle linee guida da adottare per contemperare le ragioni di sicurezza, dal lato del detenuto, e anche quelle della polizia penitenziaria per un’esecuzione senza problemi”. Linee guida alla mano, gli istituti si sono attivati, “alcuni hanno già gli spazi e altri si devono organizzare, oggi come governo e ministero ci stiamo impegnando per identificare aree adeguate per ampliare i posti disponibili per le celle”. In una previsione al 2027, afferma Ostellari, “abbiamo 10 mila posti in più, ciò che occorre oggi è aumentare gli spazi per garantire dignità ai detenuti e alle persone che nel carcere ci lavorano”.
Proprio la polizia penitenziaria, tramite le proprie organizzazioni sindacali, ha espresso pareri fortemente negativi sulle stanze dell’amore. Questione di sicurezza e scarsità di personale, è stato messo in evidenza. “La polizia penitenziaria sa che il diritto all’affettività è riconosciuto dalla Corte costituzionale, noi abbiamo promosso il lavoro della commissione proprio per garantire anche l’aspetto della sicurezza, poi si vedrà nel corso dei prossimi mesi come andrà e se ci sarà bisogno di correzioni. Quando alla necessità di avere più personale, abbiamo fatto oltre 10 mila assunzioni, siamo convinti di essere sulla strada giusta per invertire la tendenza”.










