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di Ornella Favero*

Ristretti Orizzonti, 2 febbraio 2026

Leggo delle schifezze incredibili sulla Casa di reclusione di Padova. Sono una persona attenta e abbastanza esperta di galere, credo allora di poter cercare di fare un po’ di chiarezza senza sottovalutare la gravità dei problemi. Partiamo dal fatto che Padova sarebbe un carcere “decente” e per alcuni versi avanzato, innovativo, se avesse i numeri giusti, ma non è così, il sovraffollamento, e la conseguente carenza di personale, rischia di travolgere tutto il buono che abbiamo costruito negli anni, e questo non dobbiamo permetterlo.

Poniamoci allora delle domande: la prima è che cosa si può fare per ridurre quell’area di illegalità che è diffusa in tutti i luoghi di privazione della libertà (lo era anche nei Campi di concentramento, la droga circolava pure là). Del resto, basta digitare su Google “Carcere e droga” per essere sommersi da notizie su questo tema che riguardano tutti gli istituti di pena, italiani e non solo. Ma non rassegniamoci per favore, e mettiamo in atto tutte le risorse per far diventare il carcere dove operiamo un luogo più trasparente:

- potenziamo le attività anche nelle sezioni più disastrate, staniamo le sacche di abbandono, ma anche di prepotenza;

- raccontiamo con forza che la presenza della società civile, il massiccio contributo di noi volontari genera sicurezza, e non il contrario: riempire le galere e le scuole di metal detector non produrrà infatti situazioni più sicure, ma solo un irrespirabile clima di sospetto;

- cerchiamo sempre la verità, anche sulle morti recenti, non per fare processi ma per capire, e prevenire per il futuro. L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA) sostiene che nelle carceri europee il business illegale prospera perché ci sono pochi controlli e una crescente corruzione: “Le droghe vengono introdotte nelle carceri in vari modi, tra cui l’occultamento interno da parte di persone in carcere, visitatori e, in alcuni casi, personale, nonché il traffico tramite droni”. Allora non illudiamoci che tutto questo non avvenga anche a Padova, ma lavoriamo perché siano sempre di più le persone detenute che hanno qualcosa da perdere, e quindi meno voglia di ricorrere a traffici e schifezze e più speranza di ricostruirsi una vita dignitosa;

- vigiliamo sui trasferimenti, facciamo in modo che siano trasparenti, che avvengano solo là dove sono davvero necessari, che siano sempre meno quelli a carattere punitivo.

Dare la giusta dimensione alle cose significa sottolineare che Padova Due Palazzi non è certo la peggiore delle galere, ma il problema oggi è cercare di estendere al massimo le attività e le iniziative positive e ridurre le sacche di disagio, che sono quelle dove poi si generano traffici e un “sottobosco” di illegalità difficile da estirpare. Più telefonate ai famigliari, più videochiamate, più attenzione alle persone e alla loro salute, tempi rapidi per le sintesi, grande attività di ASCOLTO sono le strade da battere per non distruggere tutto il buono che abbiamo costruito.

Agli “odiatori da testiera” va poi il mio ultimo pensiero: provo un senso di pena per chi fa della cattiveria la sua bandiera, per chi pensa che al male si debba rispondere con altrettanto male rincarando anzi la dose, resto convinta che ci penserà la vita a metterli di fronte al dolore e a fargli capire che uno sguardo mite sul mondo è l’unico che ci permette di rispettare le vite di tutti.

*Direttrice di Ristretti Orizzonti