di Matilde Bicciato
Corriere del Veneto, 15 giugno 2024
La situazione nelle carceri italiane è drammatica e il ritratto dell’attuale sistema punitivo ancora non è favorevole per tutti coloro che in questa struttura devono rieducarsi al fine di ritornare in società: queste le premesse che hanno aperto il convegno “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, l’incontro formativo organizzato dalla Camera Penale di Padova e dedicato all’analisi delle criticità che investono il sistema carcerario. Iniziato con il menzionare Giuliano Amato che chiede il numero chiuso all’interno delle carceri, il convegno ha trattato del sovraffollamento e dei suicidi, nonché mancanza di costanza nell’offerta dei servizi di tutela della salute mentale dei detenuti, quali gli incontri con i relativi funzionari giuridico-pedagogici o le visite approfondite con psicologi e psichiatri, figure fondamentali tanto nel corso della pena quanto al momento dell’entrata nella struttura.
“Dentro in carcere parliamo di persone vere e proprie”, spiega Paola Menaldo, presidente della camera penale di Padova e moderatrice dell’evento. “Così come si usa l’espressione “Lo stato siamo noi” in relazione alla lotta alla criminalità organizzata, così dovremmo affermare “Il carcere è casa nostra”.
Ad intervenire, insieme agli avvocati Angelo Zambusi e Veronica Manca anche Lara Fortuna, magistrata coordinatrice dell’ufficio di sorveglianza di Padova: “Quello che constatiamo in carcere è che il disagio rimane un dato costante e ci scontriamo quotidianamente con la sensazione che le proposte al fine di garantire un servizio completo per la salute delle persone detenute non siano sufficienti.
L’istituzione carceraria dovrebbe offrire un servizio individualizzato, al fine di poter prendere in considerazione i singoli bisogni delle persone che entrano per scontare una pena. Ogni persona è diversa”, continua Fortuna. “A Padova vi è un unico medico specializzato nel trattamento dei disturbi psichiatrici e circa il 40% dei detenuti soffre di patologie che necessiterebbero quella terapia. Tra le varie sofferenze che concorrono all’entrata in carcere di una persona, il disagio psichiatrico è spesso tra questi. Un problema che non può che peggiorare se all’interno delle strutture penitenziarie le persone non ricevono le cure ad personam”.










