di Stefano Bensa
Corriere del Veneto, 8 settembre 2023
È bufera: “Da lei odio verbale”. Tutti contro l’esternazione dell’assessore regionale. Il Pd: “Passerella elettorale, affronti i problemi”. M5S: “Odio verbale inaccettabile”. L’ultimo episodio era avvenuto all’alba del 2 settembre, quando un detenuto marocchino ha minacciato di morte medico e agenti (ferendone tre) per poi devastare la cella. Ma sarebbe stata solo l’ennesima aggressione avvenuta nel carcere di Padova, al punto da spingere i sindacati, giovedì mattina, a organizzare un sit-in per chiedere più personale denunciando una situazione esplosiva. Nessuno, tuttavia, avrebbe immaginato che al Due Palazzi si sarebbe presentata l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan (Fratelli d’Italia), che al termine di un’ispezione ha espresso “solidarietà agli agenti” perché “in carcere mancano regole d’ingaggio” e soprattutto perché “qui lavorate con la peggiore umanità”.
Il Pd: passerella elettorale - Ed è quest’ultima frase che ha fatto esplodere una polemica virulenta: “Solitamente sono gli avvoltoi che si avventano sulla carcassa. Stavolta, invece, è stata Elena Donazzan. Che invece di affrontare i tanti problemi delle carceri venete ha piegato la sofferenza e i disagi di reclusi e lavoratori per fare la sua personale passerella elettorale” ha attaccato, ieri, la capogruppo del Pd in Regione, Vanessa Camani, assieme ai consiglieri dem. “I problemi - ha aggiunto Camani - non sono le persone bensì sono generati dal grave malfunzionamento del sistema carcerario italiano, flagellato dalla pesante carenza di agenti di polizia penitenziaria e di operatori, dal sovraffollamento, che in Veneto tocca la punta del 120%. La Regione potrebbe investire risorse per i servizi sanitari nei penitenziari. Ridurre questo dramma alla bassa qualità umana dei detenuti, come fa Donazzan, dimostra quanto l’assessora sia lontana non solo dai problemi concreti ma anche e soprattutto dalle soluzioni serie”.
M5S: odio verbale - Di “odio verbale inaccettabile” parlano invece l’onorevole Enrico Cappelletti e la senatrice Barbara Guidolin del Movimento 5 Stelle, mentre Elena Ostanel, consigliera regionale del gruppo “Il Veneto che Vogliamo”, definisce le parole di Elena Donazzan “sfogo estivo da Law & Order”: “Come spesso fa l’assessore al nemico si toglie dignità umana, lo si schiaccia, lo si sbatte in un livello inferiore. E invece negli istituti di pena ci sono persone: il 29% della popolazione carceraria ha più di 50 anni, le donne sono il 4,4%, il 31,6% è iscritto a un corso scolastico”. “Sono state parole inopportune” aggiunge Margherita Colonnello, assessore all’Inclusione Sociale del Comune di Padova. “Il problema - dice - non è da ricercare nella “peggiore umanità” ma nella pigrizia istituzionale che lascia inapplicato l’articolo 27 della nostra Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione”. Come Comune siamo vicini a tutta la comunità del carcere e continueremo a sostenere i progetti di contatto e reciproca conoscenza tra detenuti e cittadini. Ora è tempo che anche i ministeri competenti risolvano davvero i problemi”.










