di Luca Preziusi
Il Mattino di Padova, 10 marzo 2021
Interrogazione del deputato dem Pellicani: "Intervengano governo e Procura". L'ex vicesindaco Lorenzoni: "Un'azione premeditata, va fatta chiarezza". Il caso Matteo Messina Denaro finisce sulla scrivania dei ministri della Giustizia e degli Interno, dopo il voto segreto attribuito al boss mafioso durante l'ultima seduta del consiglio comunale chiamato a eleggere il garante dei detenuti. E il movimento Padova Bene Comune sfida i 32 consiglieri comunali: "Si sottopongano volontariamente a perizia calligrafica. Nascondersi ora è da vigliacchi".
A portare il caso in Parlamento è stato il deputato dem Nicola Pellicani, componente della commissione antimafia, che in un'interrogazione parlamentare rivolta ai ministri Marta Cartabia e Luciana Lamorgese, chiede di fare chiarezza sul caso: "Quanto accaduto è una forma intollerabile di esaltazione della mafia, in una regione come il Veneto dove le inchieste di questi ultimi due anni hanno dimostra un forte radicamento della criminalità organizzata.
Quali iniziative intendono assumere i ministri per avviare ogni accertamento necessario, procedendo una volta identificato alla rimozione dal consigliere comunale responsabile del gesto?", chiede Pellicani. Un brutto episodio accaduto mercoledì scorso, quando durante la seduta del consiglio convocata per votare segretamente il garante dei detenuti per il Due Palazzi, un consigliere tuttora "ignoto" ha scritto sulla scheda il nome di Matteo Messina Denaro (ricercato dal 1993), anziché quello di uno dei 7 candidati a ricoprire l'incarico.
Quasi tutti i consiglieri nei giorni successivi hanno condannato il gesto, chiedendo in alcuni casi l'intervento della Procura. Il sindaco Sergio Giordani aveva invitato il colpevole a farsi avanti e dimettersi, prima di essere costretto a rivolgersi al tribunale. Ieri poi è intervenuto anche l'ex sindaco Arturo Lorenzoni, oggi portavoce dell'opposizione in consiglio regionale: "Un fatto gravissimo avvenuto nel luogo sacro della democrazia. Non si tratta di una bravata, commessa nella certezza di essere all'oscuro, ma di un'azione che potrebbe addirittura essere stata premeditata".
"Padova è una città antimafia. Quanto avvenuto è un fatto su cui esprimiamo una netta condanna", aggiunge invece il segretario generale della Cgil, Aldo Marturano. Davanti a un esposto in Procura si apre l'ipotesi della richiesta di una perizia calligrafica, ma non è affatto scontata la concessione. Alla luce di questa possibilità, i due esponenti di Padova Bene Comune Antonino Pipitone e Rosa De Pietra, hanno inviato una nota ai capigruppo per chiedere che tutti i consiglieri si sottopongano volontariamente alla perizia calligrafica: "Riteniamo sia da vigliacchi nascondersi dietro il voto segreto, e che la trasparenza sia dovere di ogni consigliere eletto democraticamente" sostengono i due. Per il consigliere responsabile della "malefatta" si potrebbe prefigurare l'accusa di vilipendio delle istituzioni.
"Chiunque abbia votato un mafioso mina alla credibilità dell'istituzione stessa, svilendola in maniera inaccettabile - sottolinea il capogruppo della lista Giordani Carlo Pasqualetto - chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di essere serio, per questo ritengo senza alcun dubbio che sia necessario capire chi si è macchiato di un gesto così grave e chiedere subito le sue dimissioni. Padova non merita un consigliere comunale del genere. Tutta la città è stata svergognata dalla sua stoltezza".











