Corriere del Veneto, 12 marzo 2021
Continua a tenere banco, dentro e fuori Palazzo Moroni, il caso legato a Matteo Messina Denaro. Ossia all'ancora anonimo consigliere comunale che, mercoledì della scorsa settimana, durante la votazione segreta per eleggere il Garante dei detenuti, ha appunto scritto sulla scheda il nome del superlatitante di Cosa Nostra.
L'altro giorno, il segretario cittadino del Pd, Davide Tramarin, ha annunciato la presentazione di un esposto in procura "per fare chiarezza sulla vicenda" e il deputato Alessandro Zan (pure lui del Pd) ha rivolto un'interrogazione parlamentare al ministro dell'interno, Luciana Lamorgese. Ieri, invece, un'identica interrogazione è stata depositata pure dall'onorevole di Fratelli d'italia, Ciro Maschio (commissario provinciale del partito di Giorgia Meloni): "Non è accettabile - si legge che un consigliere, nascondendosi dietro la segretezza del voto, abbia scritto il nome di uno dei superboss più pericolosi e ricercati del mondo".
Mentre in una nota, i Garanti comunali dei detenuti di Belluno, Rovigo, Venezia, Verona e Vicenza, insieme con il Garante regionale, Mirella Gallinaro, hanno espresso "desolata amarezza per l'accaduto". E infine, i capigruppo a Palazzo Moroni di Pd, Lista Giordani, Coalizione Civica, Lista Lorenzoni, Area Civica, M5S e Forza Italia (non pervenuti, almeno fino a tarda sera, quelli di Lista Bitonci, Lega e Fratelli d'Italia) hanno ribadito "la necessità che l'autore di tale grave atto si manifesti pubblicamente chiedendo scusa alla città".











