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di Luca Preziusi


Il Mattino di Padova, 20 marzo 2021

 

Il consigliere "colpevole" è salvo. Non ci sono i presupposti e gli estremi per configurare un reato. Questo l'esito del parere chiesto dall'amministrazione comunale all'avvocatura civica di Palazzo Moroni, che dopo aver valutato attentamente il caso, si è espressa così sulla vicenda del consigliere comunale che aveva scritto il nome del latitante Matteo Messina Denaro sulla propria scheda di voto durante lo scrutinio per nominare il garante dei detenuti.

Sia il sindaco Sergio Giordani che l'assessore alla legalità Diego Bonavina avevano minacciato di rivolgersi alla Procura qualora ci fossero i termini per una denuncia, pur non nascondendo mai troppo i loro dubbi che si potesse arrivare a procedere contro l'autore. Un modo forse per provare a stanare il consigliere misterioso, che il 3 marzo scorso invece di votare uno dei 7 candidati a ricoprire il ruolo all'interno del carcere Due Palazzi per conto dell'amministrazione, aveva scritto sulla propria scheda il nome del superboss ricercato dal 1993.

Una scelta non troppo opportuna (coperta dal segreto del voto) che ha scatenato le reazioni di mezzo consiglio comunale, e in pochi giorni è finito anche sui tavoli delle ministre di Giustizia e Interno, grazie ad una pioggia di interrogazioni portate a Roma dai parlamentari di Pd e Fratelli d'Italia. Lo stesso prefetto Renato Franceschelli aveva definito il gesto "indegno" prima del disprezzo espresso dal garante nazionale dei detenuti Mauro Palma e della discesa in campo di Libera. L'associazione che da anni si occupa di lotta alla mafia aveva invocato le dimissioni del consigliere, così come aveva fatto il giorno prima anche il sindaco Giordani.

"Nell'immediato abbiamo espresso la volontà politica di presentare un esposto per la gravità dei fatti, ma poi è ovvio che il caso andava studiato dal punto di vista giuridico" spiega l'assessore (e avvocato) Bonavina "e quindi mi sono confrontato con molti miei colleghi e ho chiesto anche un parere alla nostra avvocatura per capire come procedere. Purtroppo, come avevo previsto, è emerso in maniera netta come non ci sia un reato sottostante, e per quanto il gesto sia assolutamente deprecabile ci manca lo strumento per presentare un esposto".

Sergio Giordani quindi non potrà presentarsi in tribunale con queste premesse per denunciare il consigliere, ma in realtà in Procura c'è già un esposto e lo ha depositato la scorsa settimana il Pd, attraverso il segretario cittadino, Davide Tramarin: "Da parte nostra la condanna totale del gesto vile rimane assolutamente" evidenzia Bonavina "ma se in base all'esposto del Pd la Procura dovesse ritenere di aprire un'inchiesta, noi siamo prontissimi anche a costituirci parte civile in un eventuale procedimento. Credo però che a questo punto nella coscienza di chi si è macchiato di tutto questo, dovrebbe emergere anche il coraggio di chiedere scusa alla città". Intanto domani è la giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.