di Giacomo Galeazzi
La Stampa, 11 agosto 2025
L’arcivescovo: “Il Parlamento a settembre è chiamato a decidere, lo faccia con la più larga maggioranza possibile”. “Il Senato sta per approvare un disegno di legge sul fine vita. È bene che una materia come questa non sia lasciata alle Regioni. Ed è bene ricordare che il tema del “fine vita” è ben più ampio della legge. Ognuno muore a modo suo”, afferma l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Commissione ministeriale per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana istituita dal dicastero della Salute e presidente emerito della Pontificia accademia per la vita. E cita Gustavo Zagrebelsky: “sulle questioni ultime si è sempre penultimi”.
Secondo l’ex presidente Cei, Camillo Ruini “sul fine vita meglio nessuna legge che una cattiva legge”. È così?
“Il Parlamento riprenderà a settembre la discussione sul fine vita. Bisogna vigilare perché non si tratta, secondo le indicazioni della Consulta, di creare alcun diritto alla morte. Bensì, al contrario, di circoscrivere attentamente ipotesi in cui assistere al suicidio non sarebbe più punibile. Necessaria è una legge che tuteli le persone più vulnerabili e sole. È opportuno che in una materia come questa si approvi una legge che abbia il più largo consenso possibile. Non si può lasciare la decisione alle singole Regioni. Occorre che sia votata a larghissima maggioranza. Un tema delicato richiede un supplemento di attenzione. Il “fine vita” è più largo di qualsiasi dettato legislativo. Non solo perché ciascuno muore a modo suo e non è possibile prevedere una morte univoca. La Chiesa (e non solo) è contraria alla eutanasia, al suicidio assistito e all’accanimento terapeutico. E all’abbandono terapeutico di cui nessuno parla ma che è il problema più largo in questo campo. Troppi malati gravi sono lasciati soli”.
Perché accade questo?
“Le cure palliative, pur introdotte da una legge, non sono affatto uniformi nel territorio italiano: una sfida urgente e una grave lacuna. Per favorire una adeguata consapevolezza, la Pontificia accademia per la vita ha promosso un Piccolo Lessico per aiutare ad orientarsi in un ambito così delicato e assieme urgente”.
È d’accordo con Ruini che non ci sia bisogno di un partito cattolico. È d’accordo?
“Sono in molti anche cattolici a non ritenere possibile oggi un “partito cattolico”. C’è invece bisogno che i cattolici sentano la responsabilità di intervenire sulla vita politica. In un mondo globalizzato, smarrito e conflittuale, mancano visioni unitive che appassionino. E qui c’è un grande spazio per i cattolici. Karol Wojtyla diceva che gli uomini soffrono per “mancanza di visione”. E Giorgio Gaber nel ‘94 cantava: “E pensare che c’era pensiero”. Abbiamo bisogno di visioni che uniscano e appassionino. Tanto più che oggi tutto è globale. Il cattolicesimo italiano e quello europeo sono in ritardo. Rischiamo l’irrilevanza. C’è troppa autoreferenzialità. Anche tra i cattolici”.
La reazione al sovranismo?
“C’è una cultura maggioritaria che porta inesorabilmente individui, gruppi e Paesi a concentrarsi sul proprio “particulare”. Cambiamento d’epoca significa che per la prima volta nella storia l’uomo ha nelle sue mani il potere di distruggere se stesso e il creato. E ciò dal ‘45 con la bomba nucleare, poi con il cambiamento climatico e infine con le tecnologie emergenti e convergenti con le quali si può manipolare l’umano radicalmente. Basti pensare al potere dell’Intelligenza Artificiale. Eppure si torna tranquillamente a parlare di nucleare senza tanto scandalo, mentre si sdogana il ricorso alle armi”.
Soffia lo “spirito di Caino”?
“Abbiamo 59 guerre aperte, con quelle dell’Ucraina e di Gaza sul cui esito è nebbia fitta, mentre false narrazioni e obblighi mercantili rischiano di soffocare una pace che non solo non potrà essere giusta ma neppure duratura. Ovunque prevalgono gli interessi di parte. È caduto il “noi” ed è iniziata la dittatura dell’”io”. Max Stirner aggiungeva: “l’Io facilmente si crede l’Unico”. Gli altri sono nemici da eliminare o soggiogare. Eppure c’è stato un momento nel quale abbiamo sperato in una pace a portata di mano: nel 1989 alla caduta del Muro di Berlino. E in effetti nei due-tre anni successivi ci furono momenti di pace: si firmò la pace in Mozambico, furono scritti gli accordi di Oslo, cadde l’apartheid in Sud-Africa. Passarono appena tre anni e iniziò la “guerra balcanica” divenuta l’inizio della “balcanizzazione” del mondo. Dall’89 ad oggi sono stati costruiti 77 muri. La globalizzazione del solo mercato ha creato squilibri crescenti. Un iper-individualismo ha infettato il mondo intero come un virus velenoso e inarrestabile che ha indebolito le democrazie che si trasformano in “democrature” e “autocrazie”.
Quali sono le cause?
“Alla globalizzazione del mercato non è seguita la globalizzazione della solidarietà. Ecco disuguaglianze crescenti e insopportabili. Individui, gruppi, popoli si sono impauriti e ripiegati su stessi. Mancano visioni comuni: qui è il cuore del problema. È urgente una nuova cultura politica: quale Italia vogliamo, quale Europa immaginiamo, quale assetto internazionale promuoviamo? Serve uno scatto di pensiero. Nel secondo dopoguerra, di fronte al dramma della seconda guerra mondiale e al crollo del nazifascismo, alcuni intellettuali, a Camaldoli e a Ventotene, immaginarono il futuro dell’Italia e dell’Europa. Oggi è un tempo analogo”.
E l’irrilevanza dell’Ue?
“Il mondo ha bisogno di un’Europa che sia davvero Europa, di quella che promosse una cultura solidale e universale. Qui il cristianesimo ha più storia, più esperienza, più invenzione. È una eredità da dissotterrare e spendere per l’oggi. Cattolici e laici, uomini e donne di buona volontà, dobbiamo impegnarci assieme per una nuova Europa. Il cristianesimo europeo deve rinnovarsi e allearsi con gli umanesimi laici per una visione comune del futuro. Va contrastata l’abitudine alla guerra e la corsa alle armi, e rinvigorita la passione per una fraternità universale. Le passioni sono diventate tristi, i sentimenti deboli, i pensieri fragili, le affezioni sbiadite e la violenza continua ad avvelenare le relazioni. La stessa democrazia è a rischio. L’umanesimo è in pericolo sotto i colpi degli opposti estremismi del fondamentalismo religioso e del materialismo tecnocratico. È urgente una nuova alleanza (anche tra cattolici e laici) per immaginare un futuro che sia per tutti”.











