La Repubblica, 26 giugno 2023
Amnesty International denuncia l’atteggiamento di ostilità del governo pakistano nei confronti dei rifugiati afghani. Il ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021 ha spinto molti afghani a fuggire dal proprio paese per cercare protezione nel vicino Pakistan, dove però hanno trovato un’accoglienza tutt’altro che cordiale. Tra detenzioni illegittime e minacce di espulsione, gli afghani anche a Islamabad sono in pericolo. Le procedure per la registrazione richiedono molto tempo, i migranti possono restare nel Paese solo se in possesso della cosiddetta carta “PoR” - Proof of Registration - ma la gran parte degli afghani non riesce ad avere il permesso in tempi congrui, per cui molti di essi entrano regolarmente in Pakistan ma nell’attesa il visto scade e si ritrovano nel circolo vizioso della clandestinità. “È preoccupante che la situazione dei rifugiati afghani in Pakistan non riceva la dovuta attenzione internazionale. Non potendo tornare a casa o rimanere in Pakistan, si trovano in una situazione senza scampo. Il loro status giuridico ambiguo e le difficili procedure per l’asilo o il trasferimento in paesi terzi li hanno resi ancora più vulnerabili”, spiega Dinushika Dissanayake, vicedirettore regionale di Amnesty International per l’Asia meridionale.
“Le nostre vite in Pakistan non sono vite”. Hussain, un ex dipendente del ministero dell’Interno in Afghanistan, nel 2022 è scappato con la sua famiglia in Pakistan, dove ha subito vessazioni di ogni tipo. Nel febbraio 2023 la polizia ha saccheggiato la sua casa a Islamabad, insieme ad altre abitazioni di famiglie afghane nello stesso quartiere. Hussain è stato ammanettato e portato alla stazione di polizia per l’interrogatorio. “Ci hanno preso passaporti e portafogli e ci hanno perquisito più volte. Hanno arrestato anche tanti di noi che avevano visti validi e si trovavano legalmente nel Paese”, ha detto. La mattina seguente è stato rilasciato dopo aver pagato una multa di 30 mila rupie, poco più di 90 euro. Cinque altri detenuti afgani intervistati da Amnesty International hanno vissuto incidenti simili e tutti sono stati costretti a pagare multe. “Le nostre vite in Pakistan non sono affatto vite”, ha raccontato Hussain.
Vittime anche della burocrazia. Questi casi rappresentano solo un piccolo numero degli afghani che hanno chiesto asilo in Pakistan con l’obiettivo di costruirsi una nuova vita oppure trasferirsi in un paese terzo. Le minacce e le molestie che hanno subito sono state amplificate dai ritardi delle procedure di ricollocazione in paesi terzi e dai visti scaduti: un insieme di cause che li rende legalmente vulnerabili. I paesi che hanno offerto programmi di ricollocazione agli afghani perseguitati dai talebani sono gli Stati Uniti, il Canada, il Regno Unito e la Germania. Ma attualmente questi stati non rilasciano visti in Afghanistan, anche perché non hanno rappresentanze diplomatiche. Rilasciare i permessi di soggiorno in Pakistan è una procedura lunga e complessa. Nell’ottobre 2022, per esempio, la Germania ha lanciato un programma per mettere in salvo circa mille afghani al mese, scelti tra coloro i quali erano a rischio di persecuzione in patria. Ma a giugno 2023 - scrive Amnesty citando fonti giornalistiche - in Germania non è arrivato neanche un afghano e molti di quelli ammessi al programma sono in Pakistan nell’attesa di ricevere il visto.
Le tangenti. Gli afghani privi di documenti non possono lavorare per cui spesso finiscono nelle maglie delle attività al nero e dello sfruttamento. Senza una carta PoR o un visto non possono comprare schede SIM per i cellulari o aprire conti bancari, il che impedisce loro di ricevere denaro dai parenti. “Se non hai un visto non puoi neanche aspirare a un contratto di locazione legale, quindi per affittarci casa ci chiedono le tangenti”, racconta ancora Hussain. I rifugiati afghani detenuti, di recente, hanno detto di non avere avuto alcuna protezione legale durante la custodia della polizia. Tra le altre difficoltà che vivono sulla loro pelle c’è quella di non potere accedere all’assistenza sanitaria e all’istruzione per i propri figli: alcune scuole si rifiutano di accogliere i ragazzi afghani a causa dell’ambiguità loro status legale. Le donne e le ragazze in più subiscono la discriminazione di genere.
Persecuzioni ovunque. “Gli afghani sono stati prima puniti dai talebani e ora sono penalizzati da complicati processi di registrazione, di asilo e di rilascio dei visti. La comunità internazionale non è riuscita a fornire una protezione adeguata a coloro che fuggono dalle persecuzioni in Afghanistan, in netto contrasto con le promesse iniziali fatte”, dice Dinushika Dissanayake. Secondo l’UNHCR in Pakistan ci sono più di 3,7 milioni di afghani, fuggiti dal Paese per ragioni sia economiche che politiche. Solo 1,4 milioni di essi è formalmente registrato.











