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di Stefano Vecchia

 

Avvenire, 10 marzo 2015

 

Ieri l'Alta Corte della capitale Islamabad, in un'aula sottoposta a severe misure di sicurezza, ha confermato la condanna a morte per Mumtaz Qadri, reo confesso di avere assassinato il 4 gennaio 2011 il governatore della provincia del Punjab, Salman Taseer.

La sentenza è stata una sorpresa, per i molti che si attendevano un'attenuazione della pena davanti alla crescente pressione estremista nei casi in qualche modo collegati con l'accusa di blasfemia. Invece i giudici hanno confermato la condanna dell'ottobre 2011 per quanto riguarda l'accusa di omicidio aggravato, ma non per quella di terrorismo. In qualche modo aprendo al condannato la porta per una sospensione della pena in giudizi successivi. Qadri, ex membro della polizia avvicinatosi all'islamismo radicale, aveva ucciso Taseer perché in disaccordo con le sue idee progressiste. Per compiere l'atto criminale si era proposto quel giorno di sostituire un collega della scorta.

La sua azione, che lo ha fatto diventare un "eroe" agli occhi dei radicali e un potenziale martire, ha accentuato la frattura tra i settori più conservatori della società che sulla legge anti-blasfernia basano la volontà di imporre la loro visione estremista. "Colpa" del governatore, esponente del laicista Partito del popolo pachistano, noto con la sua famiglia per uno stile anticonformista, era stata di evidenziare pubblicamente la necessità di una riforma della legge che rende le minoranze religiose e i musulmani moderati a rischio di persecuzione e di avere preso le difese di Asia Bibi, che aveva visitato in carcere.

La donna cattolica, la cui detenzione è arrivata oggi a 2.087 giorni, aveva incontrato Taseer nella prigione di Sheikhupura, dopo la sentenza capitale di primo grado del novembre 2010. Da allora è rimasta in cella, sempre a rischio che la sentenza di morte - confermata in appello ma in attesa del giudizio finale della Corte Suprema - sia eseguita da qualche fanatico prima di una possibile assoluzione giudiziaria che, con ogni probabilità, aprirebbe a lei e alla famiglia la porta dell'esilio.