di Anna Follari
La Sicilia, 9 febbraio 2026
Questo è l’obiettivo del consiglio di Aiuto sociale penitenziario, un organismo reso operativo dal tribunale di Palermo guidato dal presidente Piergiorgio Morosini. Un tavolo di confronto tra istituzioni per costituire percorsi di reinserimento dei detenuti: è l’obiettivo del consiglio di Aiuto sociale penitenziario, un organismo reso operativo dal Tribunale guidato dal presidente Piergiorgio Morosini, che fa da ponte per accompagnare i detenuti in una fase delicata: il passaggio alla libertà. L’organismo nasce per dare concretezza ai diritti sociali delle persone in uscita dagli istituti penitenziari, promuovendo percorsi che vanno oltre il semplice inserimento lavorativo e abbracciano aspetti fondamentali come abitazione, salute, formazione e supporto sociale.
Il primo a dare impulso a questo organismo era stato Antonio Balsamo, predecessore di Morosini, che lo aveva attuato. Il consiglio opera attraverso tavoli di lavoro permanenti che coinvolgono rappresentanti delle istituzioni locali, direzioni penitenziarie, servizi sociali e sanitari, associazioni del terzo settore e realtà imprenditoriali. “Lo scopo è agevolare l’incontro tra chi sta per uscire dal carcere e il mondo del lavoro, creando occasioni reali di reinserimento”, spiega Morosini.Il presidente del tribunale sottolinea che il percorso non si limita alla ricerca di un’occupazione: “Lavoriamo insieme ai direttori degli istituti penitenziari per attivare corsi di formazione professionale e momenti di confronto con imprenditori e titolari di attività commerciali. Vogliamo costruire un contatto diretto che renda possibile l’accoglienza di questi lavoratori”.
Un altro aspetto centrale riguarda il sostegno sociale: “Ci occupiamo anche di chi esce dal carcere senza riferimenti, senza casa o con fragilità sanitarie. Le istituzioni possono individuare soluzioni abitative temporanee, e collaboriamo con il circuito ecclesiastico e con i servizi socio-sanitari. L’obiettivo è rendere effettivi i diritti come salute, abitazione e inclusione”. Il lavoro del Consiglio passa anche attraverso una valutazione personalizzata: “Vengono predisposte schede e analisi che tengono conto della situazione familiare e del contesto di provenienza”. Poi evidenzia: “C’è una forte mobilitazione di istituzioni e associazioni. È un lavoro complesso, che richiede risorse e continuità, ma è essenziale per prevenire nuove marginalità e offrire opportunità concrete di ripartenza”.









