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di Alessio Ribaudo

Corriere della Sera, 12 gennaio 2023

È morto a Palermo, a 59 anni, il frate laico che aveva fondato la “Missione di Speranza e Carità” con cui aveva assistito decine di migliaia di persone. Papa Francesco, dopo la messa al Foro Italico, lo raggiunse per il pranzo.

Ha speso gran parte della sua vita per dare voce agli ultimi. Lui, nato ricco, si era spogliato di tutto per aiutare poveri, ex tossici, emarginati di Palermo, ridando loro dignità e speranza. Un cancro al colon, scoperto due anni fa, si è portato via a 59 anni “fratel” Biagio Conte che, neanche negli ultimi mesi, aveva rinunciato ad assistere migliaia di persone in città senza un tetto sulla testa, prostitute, clochard, migranti, ex detenuti nelle sedi della sua “Missione di speranza e Carità”. Negli ultimi mesi non solo migliaia di palermitani ma centinaia di persone da tutta la Sicilia ultimi giorni hanno reso omaggio a Conte le cui condizioni di salute si aggravavano di giorno in giorno. Anche l’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice si è recato al suo capezzale per dare sostegno a uno dei suoi simboli di riscatto del capoluogo siciliano. “Restiamo uniti per un mondo migliore perché insieme possiamo farcela”, sono alcune delle sue ultime parole dal letto di agonia dove era accudito dai suoi “fratelli”.

Chi era - Conte proveniva da una ricca famiglia di costruttori edili, dopo essere stato educato prima in un collegio privato in Svizzera e poi in uno di Palermo aveva deciso di abbandonare la scuola, a 16 anni, per seguire le orme del padre. Ben presto, però, la vista delle disuguaglianze sociali e i guasti provocati dalla mafia decise di spogliarsi di tutti i suoi averi per abbracciare la vita da eremita. Poi si recò, dopo un lungo pellegrinaggio a piedi, fino al convento di Assisi dove sposò gli insegnamenti di San Francesco. I familiari, in pena, per non avere sue notizie da tempo si rivolsero a “Chi l’ha visto?”. Sarà lo stesso Biagio Conte a tranquillizzarli in diretta tv del suo cammino. Nel 1991 ritornò dalla sua famiglia convinto di partire per l’Africa ma, camminando per le vie di Palermo, rimase colpito del profondo disagio sociale e dello stato di povertà di migliaia di suoi concittadini. Così decise di rimanere in Sicilia, indossare il saio e portare il bastone. Giorno dopo giorno mise “letteralmente” in piedi la Missione Speranza e Carità, con l’obiettivo di dare conforto e un futuro agli emarginati della città. Un progetto che è passato attraverso l’ambiziosa costruzione delle tre “Città della gioia”: la “Missione di Speranza e Carità”, “La Cittadella del povero e della speranza”, “La Casa di Accoglienza femminile”.

La missione - Nel giro di alcuni anni ha costruito diverse sedi della sua missione che oggi accoglie oltre mille persone che vengono sfamati, hanno assistenza medica e ricevono, all’occorrenza, vestiti. Chiunque bussa alla porta riceve assistenza da una rete di volontari che hanno accompagnato il percorso di “fratel” Biagio. Un uomo che è stato capace di farsi sentire dalle Istituzioni anche a costo di prolungati scioperi della fame e proteste eclatanti per ottenere risorse dedicate alle proprie attività di carità, in modo tale da offrire maggiori servizi ai bisognosi e ristrutturare le sedi delle comunità.

Le reazioni - “La scomparsa di Biagio Conte lascia un vuoto incolmabile a Palermo - ha commentato il sindaco Roberto Lagalla - e anche nelle ultime ore più drammatiche tutta la città si è stretta attorno a fratel Biagio, a testimonianza del valore dell’eredità umana che oggi ci lascia e che non dobbiamo disperdere. Resterà per me indimenticabile l’ultimo incontro di pochi giorni fa con Biagio Conte, durante il quale mi ha raccomandato di non dimenticare mai i poveri”. Di fatto, un’eredità lasciata alla città. “È con questo spirito che l’amministrazione e la nostra comunità devono a stare vicini alla Missione speranza e carità - ha concluso il primo cittadino - che continuerà a essere un punto di riferimento per Palermo anche se da oggi dovrà fare a meno del suo fondatore, della sua guida che resterà comunque fonte di ispirazione per tutti noi”.