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di Paola Pottino

La Repubblica, 16 ottobre 2025

Erano 17 nel 2023, sono 33 oggi. Nella Sicilia occidentale è raddoppiato in due anni il numero dei giovanissimi detenuti, e non sono in prevalenza extracomunitari. Al Malaspina erano 17 nel 2023, sono 33 oggi. Aumentato di circa l’ottanta per cento (da 108 a 189) anche il numero degli ospiti di strutture. Mentre risultano addirittura triplicati i minori arrestati in flagranza di reato: sono passati da 24 a 61. Sono i dati che confermano un’emergenza. Quella della violenza giovanile, al centro delle attenzioni in questi giorni dopo l’omicidio di Paolo Taormina, nel cuore della città.

Le scazzottate di un tempo si sono trasformate in omicidi e i più giovani sono sia vittime che carnefici. Furti, rapine, spaccio di droga, atti vandalici, risse, violenze sessuali e omicidi sono, infatti, i reati commessi dai più giovani. I dati aggiornati al 15 settembre 2025 sono riferiti da Daniele Catalano, coordinatore nazionale della Federazione sindacati penitenziari. Ed è Catalano, a sottolineare nel libro “Tasselli di rabbia” (PM edizioni) che il dato dei ragazzi stranieri segnalati dall’autorità giudiziaria, è invece in decrescita: nel 2018 gli stranieri segnalati rappresentavano il 35% sceso poi al 20% nel 2021. La crescita di uso di droghe e alcol allarma gli operatori: “Ci viene riferito dai nostri iscritti - continua Catalano - di un aumento preoccupante del consumo di sostanze stupefacenti tra i ragazzi, causa principale dell’allarme dentro e fuori dalle carceri”.

Secondo la relazione sull’amministrazione della giustizia redatta nel 2024 dalla Corte d’appello (che comprende le province di Palermo, Trapani e Agrigento), si riscontra “un sostanziale abbassamento dell’età media nell’approccio e nel consumo di sostanze psicotrope con una intensificazione della frequenza del consumo agevolato anche dalla facilità di accesso alle sostanze”. Il fenomeno è diventato dunque particolarmente complesso, così come conferma il professore Diego Quattrone, docente di Psichiatria e Neuroscienze dell’università di Palermo e primario del reparto di Psichiatria del Policlinico: “Soprattutto a Palermo assistiamo a una diffusione preoccupante di nuove droghe come il crack o la cannabis ad alta potenza, cioè la cannabis con un elevato quantitativo di Thc”.

“Molti di coloro che transitano nell’area penale tra i 16 e i 17 anni risultano fare da diversi anni un uso variegato di sostanze”, conferma la Corte d’appello. Secondo gli operatori però la sola deterrenza non è l’unica risposta congrua alla criminalità minorile. Ne è convinto anche l’avvocato Giorgio Bisagna, presidente regionale e Osservatore carceri di Antigone Sicilia: “Il dato carcerario non è sintomatico tanto dell’aumento della delinquenza minorile - osserva Bisagna - quanto dell’inasprimento del trattamento sanzionatorio e cautelare nell’ambito del processo minorile a seguito del decreto Caivano”.

Parlare con i ragazzi nelle scuole e fare prevenzione per gli esperti è la via maestra, motivo per cui la direzione del Centro della Giustizia minorile e l’Ufficio scolastico regionale hanno pensato di stipulare un protocollo d’intesa finalizzato a prevedere all’interno delle scuole dell’area metropolitana di Palermo dei laboratori di educazione alle emozioni e di gestione della rabbia.