palermotoday.it, 3 luglio 2025
“Condividiamo con interesse e con sincero apprezzamento il monito del presidente della Repubblica sulle tragiche condizioni delle carceri italiane e della popolazione detenuta. L’Unione delle Camere penali e la Camera penale di Palermo, in particolare, già da tempo si sono fatte latrici delle problematiche degli istituti penitenziari italiani. Duole constatare come si è dovuti arrivare a ben 91 suicidi in carcere solo nell’anno 2024 per comprendere la gravità della situazione”. Lo affermano in una nota l’avvocato Vincenzo Zummo, presidente della Camera penale di Palermo, l’avvocato Angelo Formuso, componente dell’Osservatorio carceri dell’Ucpi, e l’avvocato Antonino De Lisi, responsabile della Commissione carceri e diritti civili della Camera penale di Palermo.
“Ribadendo che le istituzioni penitenziarie hanno l’obbligo di tutela della vita e dell’incolumità personale dei detenuti e degli internati, ne consegue che l’istituzione dovrà vigilare affinché la popolazione carceraria non compia gesti di autolesionismo o, peggio ancora, suicidi. Purtroppo, le cronache ci offrono, con scansione temporale ormai quasi quotidiana, un quadro desolante dell’istituzione carceraria in cui impera la disumanità e l’abbandono di ogni finalità rieducativa del trattamento, un luogo in cui non si riesce, malgrado i numerosi talk show di turno, a superare i numeri fallimentari delle varie proposte”.
E aggiungono: “Il sovraffollamento, le difficoltà sanitarie nell’affrontare alcuni casi di soggetti a rischio, la inadeguatezza dell’edilizia carceraria, il sottodimensionamento dell’organico degli operatori di polizia penitenziaria, la difficoltà a creare in ogni struttura penitenziaria un adeguato centro sanitario che possa garantire, almeno in prima istanza, situazioni a contrasto di alcune patologie, una adeguata formazione degli operatori di polizia penitenziaria al fine di migliorare l’impatto sociale, spesso molto difficoltoso, con la popolazione carceraria non fanno altro che costituire una parte di quel corollario di elementi che oggi impongono, così come rimarcato dal presidente Mattarella, l’intervento della politica. Non possiamo e non dobbiamo, del resto, sottacere come le amministrazioni penitenziarie vivano reali difficoltà nella gestione della popolazione carceraria, stante la ormai cronica inadeguatezza delle risorse disponibili”.
Infine concludono: “Il nostro auspicio è che il competente ministro istituisca un tavolo permanente che possa vagliare al meglio proposte e iniziative finalizzate al riordino della normativa penitenziaria da un lato, dando al contempo priorità assoluta ai provvedimenti di clemenza più volte invocati, purtroppo fino ad oggi invano, da più parti ed anche da alte cariche istituzionali, provvedimenti non più rinviabili. Un luogo in cui non si riesce a garantire il rispetto della dignità ed umanità del trattamento nei confronti delle persone detenute, e l’efficienza del personale che vi opera, è un luogo in cui muore la Costituzione e con essa anche la nostra democrazia”.











