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Avvenire, 24 giugno 2026

Luisa Amenta (Università di Palermo) racconta l’esperienza con gli studenti detenuti. Uno degli aspetti più innovativi della rete Edunext riguarda la possibilità di coinvolgere un pubblico di studenti quanto mai ampio, tra cui i cosiddetti “studenti ristretti, ovvero persone detenute che proseguono - o intraprendono - gli studi universitari durante il periodo di detenzione. Ne parliamo con Luisa Amenta, protettrice alla Didattica innovativa e al Diritto allo studio all’Università di Palermo, dove insegna Linguistica italiana. “È un aspetto al quale teniamo molto - racconta - perché rappresenta concretamente il significato che attribuiamo alla parola inclusione”.

 

Quanti sono gli studenti ristretti iscritti?

Attualmente sono una quarantina da diversi istituti penitenziari siciliani, come il Pagliarelli e l’Ucciardone di Palermo e il carcere di Agrigento. Per queste persone l’accesso all’università è sempre stato particolarmente complesso. In passato i docenti potevano recarsi negli istituti soltanto in alcune occasioni, con evidenti difficoltà nel garantire continuità ai percorsi formativi. La disponibilità di videolezioni e materiali didattici fruibili in autonomia ha rappresentato un cambiamento molto importante, perché consente agli studenti di seguire i corsi con maggiore regolarità. Naturalmente esistono ancora vincoli e difficoltà oggettive. L’utilizzo delle tecnologie in carcere richiede autorizzazioni e procedure specifiche e non sempre è possibile utilizzare strumenti di comunicazione sincrona. Tuttavia, già la possibilità di accedere a contenuti formativi in modalità asincrona ha prodotto risultati significativi e ha aperto opportunità che fino a pochi anni fa sarebbero state difficilmente immaginabili.

 

Quali strumenti sarebbe importante sviluppare ulteriormente?

 Da un lato occorre continuare a investire nella produzione di contenuti didattici di qualità, fruibili in modalità asincrona e accessibili a pubblici differenti. Dall’altro servono risorse umane dedicate all’accompagnamento degli studenti. Penso alla figura del tutor, che svolge un ruolo fondamentale nel supportare gli studenti, aiutandoli nella gestione delle attività formative e nel superamento delle difficoltà che possono emergere. Anche le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale potrebbero offrire nuove opportunità, soprattutto nell’ambito del supporto personalizzato allo studio. In contesti particolari come quello penitenziario sarà necessario individuare soluzioni compatibili con i vincoli esistenti; ma il potenziale di questi strumenti è certamente molto interessante.

 

Più in generale, qual è, a suo avviso, il risultato più importante raggiunto finora da Edunext?

 Aver dimostrato che l’innovazione didattica può essere uno strumento concreto di inclusione. Troppo spesso si pensa alla tecnologia come a un fine. Per noi è esattamente il contrario: la tecnologia ha valore soltanto se permette di ampliare le opportunità di accesso allo studio e di raggiungere persone che altrimenti rischierebbero di restare escluse dai percorsi universitari. In questo senso, il risultato più importante non riguarda le piattaforme o gli strumenti utilizzati, ma la possibilità di costruire un’università più aperta, più accessibile e più attenta alla pluralità delle condizioni di vita degli studenti. È questa, probabilmente, la lezione più importante che l’esperienza di Edunext ci sta consegnando.

 

Dopo due annidi attività, quale bilancio può tracciare dell’esperienza Edunext?

 

 Il bilancio è sicuramente positivo. In questi anni abbiamo visto crescere progressivamente l’attenzione dei docenti verso l’innovazione didattica e la progettazione dei percorsi formativi. Come accade spesso nei processi di cambiamento, si è partiti da un primo gruppo di persone disponibili a sperimentare, ma nel tempo si è creato un vero e proprio circolo virtuoso che ha coinvolto un numero crescente di colleghi e corsi di studio. L’esperienza dell’Università di Palermo è significativa: siamo partiti con una sola laurea magistrale e oggi stiamo attivando due corsi triennali e altre tre lauree magistrali. È il segnale che non siamo più di fronte a una sperimentazione isolata, ma a un modello che sta progressivamente consolidandosi.

 

Come sono state le reazioni degli studenti?

 Molto positive. Hanno apprezzato soprattutto la possibilità di conciliare la formazione universitaria con esigenze professionali e personali. Il modello Edunext integra attività online e momenti in presenza, offrendo una flessibilità che permette di organizzare lo studio in modo più sostenibile senza rinunciare alla qualità dell’esperienza formativa e della relazione educativa. Questo significa offrire opportunità concrete a categorie di studenti che spesso incontrano maggiori difficoltà nell’accesso all’università: lavoratori, studenti fuori sede, persone che vivono lontano dai principali poli accademici. Anche i numeri confermano questo interesse. L’anno scorso abbiamo registrato circa trenta iscritti alla laurea magistrale in Scienze dell’Educazione - un dato significativo per un corso magistrale - e sessanta iscritti al master. Sono risultati incoraggianti, soprattutto considerando che siamo ancora nelle prime fasi di sviluppo dell’offerta formativa.