di Ornella Sgroi
Corriere della Sera, 30 marzo 2021
Se non li gusti non li puoi giudicare. Che siano biscotti e colombe pasquali, o ragazzi in carne e ossa, il senso non cambia. Bisogna conoscerli, per poter dire se sono buoni oppure no. In questa considerazione, diventata slogan, si concentra il senso del progetto Cotti in Fragranza, il laboratorio artigianale di prodotti da forno che dal 2016 si svolge nel Carcere minorile Malaspina di Palermo e che è diventato nel tempo "un'impresa sociale a forte governane partecipata, che si regge su un'intelligenza collettiva, per cui tutte le scelte vengono prese con i ragazzi che ne sono parte e protagonisti, per costruire insieme una nuova identità contro quella stigmatizzata del carcere" spiega Nadia Lodato, responsabile del progetto insieme a Lucia Lauro. Frollini agli agrumi, snack salati, biscotti croccanti, cioccolato, cantucci.
E "cicireddi" rigorosamente fatti Adesso anche colombe pasquali gustosissime, e a Natale arriveranno persino i panettoni, grazie al nuovo forno e all'impastatrice professionale a bracci tuffanti donati dall'Ufficio Speciale del Garante dei diritti dei detenuti della regione Sicilia, guidato dal prof. Giovanni Fiandaca. Sapori che profumano di sicilianità nelle materie prime di alta qualità impiegate nelle ricette messe a punto dai ragazzi di Cotti in Fragranza. Come nella novità pasquale, la colomba.
Con farina di Maiorca bio, cioccolato fondente, arancia candita, mandorle e miele di ape nera sicula, ingredienti di "una nostra ricetta originale che fa eco a quella dei nostri biscotti più amati, i Coccitacca, da cui prende il nome anche la nostra colomba" spiega Nadia. L'obiettivo iniziale era "definire percorsi professionali stabili per i ragazzi ristretti nell'istituto penale" e nel giro di cinque anni Cotti in Fragranza è arrivato oggi a "formare e contrattualizzare 33 ragazzi tra area penale e migranti a rischio fuoriuscita dai sistemi di tutela".
Anche al di fuori del carcere, nel secondo nucleo operativo inaugurato nell'ex convento seicentesco di Casa San Francesco e nel bel giardino bistrot "Al fresco", "per ampliare la gamma di prodotti e servizi e dare maggiori possibilità di inserimento lavorativo ai ragazzi che hanno finito la pena detentiva e devono espiare un residuo di pena con misure alternative, ai ragazzi in affidamento in prova ai servizi sociali e ai ragazzi migranti a rischio".
Tanti giovani che "hanno sete e desiderio di trasmettere a se stessi e agli altri l'idea che possono fare cose buone, anzi eccellenti, con una forte voglia di agire, soprattutto contro il silenzio e i tempi lasciati vuoti dalla pandemia" conclude Nadia. "Così acquisiscono una professione, ma anche la consapevolezza che c'è una possibilità di riscatto. Attraverso il pensiero e l'azione dentro un gruppo che li valorizza come possessori di una dignità dimenticata".











