La Sicilia, 23 aprile 2026
Un ponte tra carcere e lavoro, tra fragilità e opportunità. Ieri si è svolto negli spazi di Scalo 5B Lisca Bianca il Jail Career Day 2026, appuntamento dedicato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito del progetto “Jail to Job”. Un’iniziativa che ha riunito terzo settore, imprese, istituzioni e persone in esecuzione penale, con l’obiettivo di costruire percorsi concreti di reinserimento socio-lavorativo. Nel corso della giornata sono stati realizzati circa 200 colloqui tra aziende e candidati. A partecipare, circa sessanta imprese e 54 persone coinvolte in percorsi di reinserimento, in un clima di confronto diretto e operativo.
L’evento, gratuito, è promosso dalla cooperativa sociale Rigenerazioni Onlus insieme ad altri partner, con il sostegno della Fondazione San Zeno. Al centro, il progetto triennale “Jail to Job”, che punta ad accompagnare oltre 500 persone in percorsi strutturati di inclusione lavorativa, attraverso un approccio integrato che coinvolge istituti penitenziari, servizi di esecuzione penale esterna e mondo produttivo. “Questo evento nasce con l’intento di costruire una nuova narrazione attorno al carcere: una visione che ponga al centro la responsabilità collettiva, fondata da imprese virtuose, istituzioni presenti e attente e da un terzo settore capace di affrontare limiti e complessità senza arretrare. Una comunità che sappia accogliere le persone autrici di reato che dimostrano competenze e capacità, offrendo loro finalmente la concreta possibilità di accedere pienamente ai diritti fondamentali di cittadinanza”, afferma Nadia Lodato, coordinatrice del progetto.
Il Jail Career Day si conferma così uno spazio dinamico di incontro e sensibilizzazione, anche sui benefici fiscali legati all’assunzione di persone in esecuzione di pena. “Jail to Job nasce da un’esperienza concreta, costruita negli anni a partire da luoghi spesso considerati solo di sospensione - dichiara Rita Ruffoli, direttrice di Fondazione San Zeno. Noi li abbiamo sempre considerati anche luoghi di vita, dove è possibile iniziare a immaginare il dopo. Il lavoro è uno strumento fondamentale, ma da solo non basta: ciò che fa la differenza è la relazione, la continuità, il fatto di esserci prima, durante e dopo”.










