sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Giornale di Sicilia, 25 giugno 2025

“Un detenuto di 70 anni nella casa circondariale Pagliarelli di Palermo è rimasto cieco da un occhio in attesa di un intervento di cataratta”. La denuncia è di Pino Apprendi, garante dei detenuti di Palermo. “Il carcerato, il 13 febbraio del 2024 - scrive Apprendi - è stato visitato per una cataratta, il 15 maggio sottoposto ad ulteriore controllo e il 13 luglio il medico della struttura carceraria lo ha avvisato che sarebbe stato necessario un intervento urgente. Ma nulla è accaduto fini al 17 maggio 2025. Intanto il recluso ha perduto la vista a un occhio”. “Voglio ricordare che i detenuti non hanno scelta - ha concluso il garante. Non possono recarsi in strutture convenzionate come un libero cittadino, per cui qualsiasi patologia, come nel caso specifico, diventa cronica e a volte si conclude con la morte”.

“La situazione sanitaria in carcere è intollerabile e si ripercuote sulla salute dei detenuti con effetti disastrosi”. A dirlo è il garante dei detenuti di Palermo Pino Apprendi portando come esempio la storia di un detenuto del carcere Pagliarelli, C.L., 70 anni, visitato il 13 febbraio 2024 per una cataratta. L’uomo è stato controllato nuovamente il 15 maggio e il 13 luglio quando il medico del carcere ravvisava la necessità di un intervento il prima possibile.

“Il 13 agosto - racconta Apprendi - viene inviato a visita all’ex Imi di Palermo e non accade nulla fino al 17 maggio 2025, 9 mesi dopo, data in cui viene sottoposto a nuova visita dentro il carcere. Intanto, C.L. ha perso la vista dall’occhio in cui era stata diagnosticata la cataratta e comincia a vedere male anche dall’altro occhio. Dopo la mia richiesta di informazioni al responsabile dell’area sanitaria, sono state avviate procedure di sollecito per l’intervento che sarà fatto fra 18 mesi a partire da febbraio scorso”.

“Voglio ricordare - conclude il garante - che i detenuti non hanno scelta, non possono recarsi in strutture convenzionate come un libero cittadino, per cui qualsiasi patologia, come nel caso specifico diventa cronica e a volte si conclude con la morte. Non basta l’impegno del personale dell’area sanitaria interna, occorrono strumenti che possano garantire la cura del singolo, sono 1400 detenuti-pazienti”.