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www.livesicilia.it, 30 gennaio 2015

 

Un detenuto di 26 anni, Ciro Carrello, napoletano, si è suicidato nel carcere palermitano di Pagliarelli. L'uomo, in cella con l'accusa di rapina, si è tolto la vita impiccandosi con in lenzuolo. Da una ventina di giorni si stava confidando con i magistrati della Procura di Palermo. Aveva ammesso di avere compiuto i reati che gli venivano contestati ed aveva iniziato a parlare di episodi che coinvolgevano altre persone.

Si è impiccato con un lenzuolo mentre si trovava in infermeria. Una vicenda dai contorni misteriosi. Altri due detenuti dello steso penitenziario, considerati legati alla mafia, sono indagati perché lo avrebbero minacciato con dei bigliettini che qualcuno era riuscito a fargli recapitare in cella. Lo invitavano a stare "sereno" e a prendersi cura solo ed esclusivamente dei suoi familiari. Alla luce di quanto accaduto nella notte, intorno alle 3, ora del suicidio, quei messaggi vengono interpretati come dei veri e propri avvertimenti. Uno, in particolare, era giunto a destinazione quando l'uomo non aveva ancora iniziato a parlare con i magistrati.

Anzi, probabilmente era stato proprio il messaggio a convincerlo dell'opportunità di collaborare visto che la sua decisione era maturata nelle ore successive alla lettura del biglietto. E così le celle dei due detenuti ora sono state perquisite. Gli agenti hanno sequestrato alcuni scritti che meritano un approfondimento investigativo. Fino a ieri sera, l'uomo era stato sentito dai pubblici ministeri di Palermo e non aveva mostrato segni di nervosismo che potessero fare presagire intenti suicidi. A breve il detenuto sarebbe stato trasferito in un altro carcere.

 

Detenuto napoletano si impicca: stava collaborando con i magistrati (Il Mattino)

 

Da poche settimane aveva cominciato a collaborare con i magistrati rivelando i nomi dei componenti di una sorta di gruppo di fuoco a cui Cosa nostra si rivolgerebbe da tempo per mettere a segno le rapine. Oggi gli agenti penitenziari del carcere Pagliarelli l'hanno trovato impiccato con un lenzuolo nella cella in cui era in isolamento. Una morte tutta da decifrare quella di Ciro Carrello, 26 anni, nato a Napoli ma residente a Bagheria, arrestato a novembre nell'ambito di una inchiesta sui favoreggiatori del boss Matteo Messina Denaro che coinvolse anche il marito della nipote del padrino latitante.

I magistrati vogliono vederci chiaro e indagano per capire se si sia trattato di un suicidio o se qualcuno abbia voluto eliminare l'aspirante pentito. Per lui l'accusa era di rapina aggravata dall'avere favorito Cosa nostra: insieme a un gruppo di complici derubò un deposito della Tnt di Campobello di Mazara di proprietà di una ditta riconducibile a Cesare Lupo, uomo d'onore fedelissimo dei boss Graviano.

Al pm Carlo Marzella, che lo ha arrestato a novembre, Carrello avrebbe cominciato a raccontare i particolari di una serie di colpi eseguiti da una banda che farebbe capo ai clan. Nipote del pentito Benito Morsicato, ex affiliato del clan di Bagheria, Carrello avrebbe lasciato in cella un bigliettino che ora è all'esame degli inquirenti. I magistrati disporranno l'autopsia sul corpo del detenuto.