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di Saul Caia

Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2022

Dall’inizio dell’anno sono almeno 18 i bambini finiti in overdose per aver assunto accidentalmente hashish, marijuana o addirittura cocaina. Ma non sono solo tragedie legate alla tossicodipendenza dei genitori, che spesso spacciano dentro casa. Claudia Caramanna: “I più giovani mettono a tacere il malessere con le sostanze, senza neanche sapere cosa assumono”.

Ingerisce della droga e finisce in overdose. Potrebbe sembrare una comune storia di tossicodipendenza, se non fosse che parliamo di un piccolo di appena 13 mesi. Il bambino ha ingerito della cannabis ma adesso è fuori pericolo, resterà ancora ricoverato per aver riportato una frattura cranica. L’episodio successo sabato scorso a Palermo non è un caso isolato. Dall’inizio dell’anno sono almeno 18 i minori finiti in overdose per aver assunto accidentalmente hashish, marijuana o addirittura cocaina. Giustizia di Fatto ha deciso di approfondire questo tema, per questo abbiamo parlato con la magistrata Claudia Caramanna, procuratrice presso il Tribunale dei minori di Palermo, che negli ultimi mesi ha denunciato con insistenza il fenomeno.

Procuratrice, sabato c’è stato l’ennesimo episodio, un minore di appena un anno ricoverato d’urgenza per overdose. Qual è l’attuale situazione in città?

Il fenomeno che abbiamo riscontrato a Palermo e provincia riguarda bambini della fascia d’età tra gli 8 mesi e i 2-3 anni: spesso sono stati trasportati al pronto soccorso in gravi condizioni perché accidentalmente hanno assunto sostanze stupefacenti. È un fenomeno che si era già presentato negli ultimi anni.

Dall’inizio dell’anno sarebbero 18 i casi accertati, circa 2 al mese...

I casi che finiscono sui giornali sono solo la punta dell’iceberg: in un confronto che abbiamo avuto con il personale ospedaliero è emerso un quadro di forte preoccupazione perché i minori vengono accompagnati al pronto soccorso solo quando sono in condizioni critiche, ovvero svengono, collassano e non si svegliano, ma ci sono molti altri casi in cui i bambini hanno una situazione meno grave e non finiscono in ospedale. Il dato è molto più inquietante, perché abbiamo avuto una media di 2 casi a settimana.

Com’è possibile che un minore così piccolo ingerisca della droga?

Dagli accertamenti che abbiamo svolto nell’immediatezza degli episodi, risulta che i genitori sono spacciatori o consumatori. Il fenomeno non riguarda solo l’hashish, ma anche cocaina e crack. A quell’età i bambini piccoli quando vedono un oggetto lo prendono in mano e lo mettono subito in bocca, è una modalità di conoscenza e scoperta del mondo, per questo motivo accidentalmente ingeriscono le dosi che trovano in casa preparate dai genitori.

Il fatto che i minori entrino così facilmente in contatto con le droghe dimostrerebbe l’ampia diffusione delle sostanze stupefacenti nelle case palermitane?

Temo proprio di sì. C’è stato un forte aumento di casi, e credo che la pandemia l’abbia incentivato, perché probabilmente molte famiglie hanno iniziato a svolgere questo genere di attività in casa, magari dettata dalla necessità di sostentamento, con i bambini che accidentalmente entrano in contatto con le sostanze. Le scuse dei genitori che spesso sentiamo sono inverosimili: dicono che il bambino l’ha presa da terra, per strada o che non sanno chi possa essere stato.

Questi episodi riguardano solo i minori o c’è dell’altro?

L’età in cui si inizia a consumare la sostanza stupefacente si è abbassata: oltre al fenomeno degli infanti, abbiamo rilevato anche bambini tra 10-12enni che assumono droghe, e non solo marijuana e hashish, ma anche crack e altre droghe sintetiche che hanno effetti devastanti dal punto di vista fisico e psicologico. La Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza ha evidenziato che i tentativi di suicidio dei minori sono aumenti dell’82% rispetto al 2019, i pensieri suicidi dei minori sono aumentati del 200%, e l’accesso ai servizi di neuropsichiatria dell’84%. Ci sono un fortissimo disagio minorile e una profonda solitudine, e le sostanze stupefacenti sono utilizzate dai minori come una ‘cura’ per mettere a tacere il malessere.

La diffusione avviene per lo più nelle zone periferiche della città, considerate spesso le più emarginate, oppure anche nella ‘Palermo bene’?

Assolutamente anche nella ‘Palermo bene’: questo è un fenomeno trasversale che colpisce tutti gli strati sociali, anche i minori che vivono in contesti molto agiati dove c’è un ‘disagio nell’agio’. Ormai sono tantissimi i minori segnalati per il consumo sostanze stupefacenti.

Crede che sia un fenomeno in forte espansione?

I giovani non hanno la percezione della pericolosità di queste sostanze, non è più come per il consumo dell’eroina per cui chi ne faceva uso era facilmente riconoscibile: aspetto trasandato e camicie lunghe per coprire i buchi sulle braccia. Oggi il crack è una droga che si trova più facilmente, costa poco, ha un forte effetto ma che dura però pochissimo, e chi la consuma pensa che non crei dipendenza, ma non è così.

Se in passato le istituzioni nel contrasto all’eroina hanno adottato interventi massicci, secondo lei oggi con la cocaina e il crack c’è una sottovalutazione del problema, anche per quanto riguarda i minori? E come si può intervenire?

Si, c’è soprattutto un problema di conoscenza, perché un ragazzino prima di assumere una sostanza dovrebbe sapere quello che sta consumando, quindi serve un’attività di formazione. Mi sono fatta promotrice dell’istituzione a Palermo di un tavolo tecnico con la Prefettura, le forze dell’ordine, il responsabile dei Sert dell’area palermitana e le scuole, perché l’idea è quella di fare una campagna di prevenzione, spiegando ai minori di che sostanze si tratta e che cosa provoca il consumo. Per combattere un fenomeno devi prima conoscerlo, devi comprenderne i presupposti, gli aspetti essenziali e le conseguenze.