di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 4 settembre 2023
Non usa mezzi termini la presidente facente funzioni del tribunale per i minorenni di Palermo, Flora Randazzo: “I più giovani continuano ad essere protagonisti di episodi drammatici, come vittime e come autori di reati: dai maltrattamenti alle violenze, ad abusi di ogni tipo. E oggi per effetto della riforma Cartabia il nostro lavoro è rallentato: è stata infatti ridotta drasticamente la possibilità di utilizzare i giudici onorari, che sono professionisti specializzati, psicologi, neuropsichiatri e assistenti sociali, preziosi per le nostre decisioni”.
Quali conseguenze si sono determinate?
“Semplificando, la riforma ha stabilito che con l’istituendo tribunale per minori e famiglia i giudici onorari non possano essere più utilizzati per le camere di consiglio. E sin da ora è imposto che non possano partecipare a molte impegnative udienze, soprattutto quelle dedicate all’ascolto dei minori, attività che adesso fanno capo ai soli togati. Attualmente, il tribunale di Palermo, che ha competenza anche su Agrigento e Trapani, ha 37 giudici onorari. E solo dieci sono i giudici togati impegnati sia sul versante civile che penale”.
Cosa ne sarà dei giudici onorari?
“Quando scadrà il loro mandato, nel 2024, avranno funzioni meramente burocratiche in quanto componenti dell’ufficio del processo, privati di funzioni istruttorie e decisorie. Così sin da ora stiamo perdendo professionalità importanti e riversando una mole enorme di lavoro sui giudici, che restano pochi, gli organici non sono stati infatti aumentati”.
Dopo le proteste e le proposte dell’associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia è stata concessa una proroga ai giudici onorari. Una marcia indietro rispetto alla riforma?
“Si tratta di poca cosa, solo limitata all’ascolto e solo fino a dicembre. Poi, le conseguenze saranno drammatiche”.
Di recente, è entrato anche in vigore il processo civile telematico nel vostro rito: le vicende relative ai minori dovrebbero essere di più veloce soluzione. È così?
“Niente affatto, le nostre cancellerie sono completamente bloccate. Colpa di un sistema del tutto inadeguato: è stato preso il software del rito civile dei grandi ed è stato adattato ai minori, rispetto ai quali funziona in modo assolutamente inappropriato con conseguenti ulteriori rallentamenti”.
Nell’idea del legislatore si sono volute introdurre più garanzie per la difesa...
“Il nostro sistema di tutela dei minori è stato sempre un fiore all’occhiello, un esempio anche per altri paesi. Non nego che ci fossero dei problemi, legati al fatto che i giudici hanno svolto una funzione di supplenza rispetto ad altre istituzioni, ma le risposte arrivavano in maniera celere. Oggi, invece, per prendere un provvedimento bisognerà prima convocare i genitori di un ragazzo che ha bisogno di immediate tutele, perché ad esempio non va a scuola, o perché vive in una condizione di abbandono. Inevitabilmente, con una giurisdizionalizzazione della nostra attività, i tempi si allungheranno. Piuttosto, il sistema ha previsto che siano invece gli assistenti sociali ad operare immediatamente, in via amministrativa, su certe situazioni. Ma gli assistenti sociali non sono stati potenziati, e restano sempre in numero inadeguato rispetto alle esigenze. Con il risultato che sarà l’attività di tutela dei minori a risentirne”.
Se la giustizia arranca, potrebbero esserci conseguenze anche sugli altri settori di intervento sociale?
“La tutela dei minori non può essere delegata solo alla magistratura, è necessario che la società e le istituzioni si facciano carico di una presenza più complessiva nei luoghi del disagio crescente, che non sono sole le periferie. Sempre più spesso ci troviamo a che fare con il branco, con le violenze, con un uso scorretto del Web. È necessario prevenire”.
Oggi, le lamentele per il funzionamento della giustizia minorile arrivano anche da parte di diversi esponenti nella classe forense che in passato erano invece sostenitori della riforma Cartabia.
Come finirà?
“C’è un grande dibattito in corso sugli effetti delle nuove norme. Non è un dibattito corporativo, il nostro obiettivo deve restare la tutela dei minori. Per provare a recuperare anche i responsabili di pesanti reati, il carcere dovrebbe essere l’ultima spiaggia”.










