di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 13 maggio 2023
Dopo la morte dei due detenuti in sciopero della fame ad Augusta, altri casi nella crisi delle carceri. All’istituto minorile aggredito un poliziotto. Ad Augusta, due detenuti sono morti dopo un lungo sciopero della fame. Al Malaspina di Palermo, due giovani si sono tagliati in varie parti del corpo con delle lamette e un agente è stato ferito. Si riapre in modo drammatico il fronte delle carceri. O forse, non si è mai chiuso. “C’è solo un grande silenzio sulla questione carceraria in Italia”, continuano a denunciare i sindacalisti della polizia penitenziaria. Un silenzio diventato assordante dopo la morte dei due detenuti di Augusta, che facevano lo sciopero della fame da 41 e 60 giorni. “Una situazione gravissima che a noi non era stata segnalata”, denuncia Daniela De Robert, che fa parte del collegio del Garante dei detenuti. Un silenzio istituzionale. Il primo febbraio, il senatore del Pd Antonio Nicita aveva presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia sulle gravi carenze che soffocano le carceri di Augusta, Noto e Siracusa. “La risposta del sottosegretario, il 24 marzo, fu del tutto insoddisfacente - dice oggi Nicita - si limitò ad annunciare l’assunzione di altri poliziotti. Tralasciando invece il tema della preoccupante crescita dei suicidi”.
Protesta al Malaspina - Il segretario generale del Sappe Donato Capece racconta: “Due detenuti dell’istituto di rieducazione minorile hanno dato vita a una protesta folle e pericolosa, lesionandosi completamente i corpi con delle lamette da barba. Dopo vari tentativi di persuasione, l’intervento della polizia penitenziaria ha fermato l’autolesionismo dei due giovani, anche se uno degli agenti è stato preso a morsi alle braccia”. È l’ennesimo episodio al Malaspina. “Ancora una volta l’azione di mediazione della polizia penitenziaria è stata determinante per la risoluzione pacifica dell’evento che avrebbe potuto essere molto pericoloso - dice ancora Capece - ma la situazione che si sta vivendo da settimane nell’istituto palermitano è allarmante e stupisce l’assenza di provvedimenti da parte delle autorità competenti”. Il sindacato denuncia una grave situazione di malessere fra gli agenti: “Si sentono abbandonati dalle istituzioni penitenziarie”, aggiunge il segretario del Sappe. E la questione non è solo di sicurezza. Cosa c’è dietro il disagio crescente dei ragazzi del Malaspina?
La denuncia del Garante - Victor Pereshchako, 52 anni, faceva lo sciopero della fame perché chiedeva di scontare l’ergastolo nel suo paese, la Russia. Liborio Davide Zarba aveva invece 42 anni, era originario di Gela, stava scontando una condanna per violenza privata e maltrattamenti in famiglia, sarebbe uscito dal carcere il 12 aprile 2029: riteneva di essere finito in carcere ingiustamente. “Noi monitoriamo quotidianamente i dati sulle situazioni critiche e quelli sui detenuti che iniziano o minacciano lo sciopero della fame - spiega Daniela De Robert, componente del collegio del Garante dei detenuti - attualmente ci sono 19 casi in tutta Italia, due in Sicilia. Lo sciopero della fame è sempre una forma di protesta, per richiamare l’attenzione. E questa attenzione deve essere data”. L’Ufficio del Garante lamenta soprattutto la mancanza di comunicazione: “Quando c’è una situazione critica, non bisogna nasconderla - prosegue Daniela De Robert - Per i due detenuti deceduti abbiamo saputo che avevano iniziato lo sciopero della fame e poi del ricovero e della morte. In mezzo c’è il vuoto”.
Dei 19 casi di sciopero della fame in tutta Italia, due sono già rientrati dopo un giorno. “Spesso questa forma di protesta dura anche solo qualche ora - spiega l’Ufficio del Garante - viene messa in atto perché il detenuto vuole sollevare l’attenzione degli operatori, su questioni che poi molto spesso risultano risolvibili: oggi, ad esempio, una persona voleva parlare con il direttore e l’altra voleva lavorare”. In altri casi, come accaduto ad Augusta, le richieste sono più complesse. “Una maggiore condivisione della loro situazione e l’attivazione delle istituzioni che possono interfacciarsi con i reclusi avrebbero potuto fare la differenza”.
Invece, resta l’assordante silenzio attorno alla situazione delle carceri in Sicilia. Dopo l’interrogazione del senatore Nicita, il ministero della Giustizia ha comunicato che ad Augusta i detenuti sono 481, dovrebbero essere 364, c’è un indice di sovraffollamento pari al 142,31 per cento. Gli agenti sono 184, ne mancano 67. “Ho presentato un’altra interrogazione - dice il senatore Nicita - la situazione è sempre più grave”.










