di Gaetano Cafici
websicilianews.it, 18 ottobre 2026
In Italia un affollamento reale del +141%, in Sicilia 1.300 reclusi in eccedenza e un solo educatore ogni 95 detenuti. Gianni Alemanno: “La pena non sia più ritorsione. Ormai gli istituti penitenziari sono diventati dei campi nomadi”. Il dibattito, che si è svolto nell’Aula Magna della Corte d’Appello, è stato promosso dal “Movimento Forense Palermo”. Un sistema penitenziario al collasso, strozzato dal sovraffollamento e da una visione sanzionatoria sempre più punitiva e meno rieducativa. È il quadro drammatico emerso nell’Aula Magna della Corte d’Appello di Palermo, durante il convegno “Giustizia senza vendetta - Riflessioni e proposte sul sistema sanzionatorio penale”, promosso dal “Movimento Forense di Palermo”.
A fare da sfondo sono i numeri impressionanti dell’emergenza: in Italia la popolazione detentiva sfiora le 65 mila presenze a fronte di soli 46 mila posti reali effettivi (+141% di affollamento reale, con 19.300 reclusi in più). La Sicilia rispecchia la crisi: nei 23 istituti dell’isola si contano oltre 7.100 reclusi per 6.440 posti dichiarati, con 1.300 persone di surplus rispetto ai posti reali e picchi critici a Palermo Pagliarelli, Catania, Siracusa e Gela, aggravati da un solo educatore ogni 95 detenuti.
Ad aprire i lavori è stata l’avv. Maria Carla Grimaldi, presidente del Movimento Forense Palermo, rimarcando come la giustizia debba tornare “baluardo di civiltà e rispetto della dignità umana, superando gli automatismi punitivi”. Un allarme rilanciato dall’avv. Elisa Demma, presidente nazionale del Movimento Forense, che ha evidenziato “il rischio per l’Italia di rimanere il fanalino di coda in Europa senza riforme strutturali”.
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, avvocato Dario Greco, ha ribadito “la centralità dell’avvocatura nel presidiare quotidianamente i diritti dei detenuti”. Il Garante regionale dei detenuti, avvocato Antonio De Lisi, ha richiamato le istituzioni a “far sentire la propria voce, vivendo da vicino la realtà carceraria”.
Al centro del confronto la testimonianza di Gianni Alemanno, autore del libro “L’emergenza negata: il collasso delle carceri italiane”. “La pena non può e non deve essere più uno strumento di ritorsione. Le carceri sono diventate campi nomadi dove le persone vengono abbandonate. Serve un provvedimento deflattivo per chi è a fine pena e ha tenuto buona condotta, come proposto dall’on. Giachetti e condiviso dal Presidente del Senato La Russa. Occorrono un adeguato potenziamento del personale della sorveglianza, l’ampio ricorso alle pene alternative per i reati minori e la chiusura delle strutture obsolete. Serve un movimento d’opinione con gli avvocati: la sicurezza dei cittadini richiede un carcere che funzioni”.
Nel dibattito, moderato dall’avvocato Emanuele Vella - che ha sottolineato come Alemanno sia riuscito a “trasformare una sofferta condizione personale in una testimonianza civile, facendosi portavoce delle tante persone recluse che non hanno voce”, l’avvocato Baldassarre Lauria (Nessuno tocchi Caino) ha denunciato, invece, il rischio di un “rigurgito autoritario e spettacolarizzato della pena, come successo recentemente negli Usa dove si voleva mostrare in streaming l’esecuzione di un condannato”, mentre l’avvocato Luigi Miceli (UCPI - Ufficio di Presidenza dell’Unione Camere Penali Italiane) ha posto l’accento sul “deragliamento del sistema sanzionatorio”.
Infine, dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo, il magistrato Simone Alecci ha evidenziato come le “carenze d’organico e la mole di fascicoli rischino di trasformare la struttura in un carcere stagnante, frenando le misure alternative”. Un’emergenza non più rinviabile, dunque, che richiama direttamente la grande lezione di civiltà ed etica sociale sostenuta con forza da Papa Francesco. Il Pontefice aveva più volte posto le carceri al centro del suo magistero, chiedendo a istituzioni e governi gesti concreti di clemenza, amnistia e sfoltimento delle pene per restituire dignità e speranza a chi è privato della libertà. Garantire percorsi reali di reinserimento e superare la logica della vendetta sterile, rappresenta oggi non solo un dovere costituzionale, ma un’imprescindibile priorità morale per l’intera comunità.









