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di Alessia Candito

La Repubblica, 21 settembre 2024

La senatrice di Avs visita a sorpresa la sezione Nove, da mesi al centro delle polemiche. “Ho visto tanti penitenziari, questa è la realtà che mi ha sconvolta di più”. Puzza di bruciato, di umanità compressa, che urla, protesta, chiede: “Perché ci trattano così? Non siamo animali”. Pareti scrostate, celle luride, fra pozze di urina, calcinacci, arredi logori. “Ho visitato tante carceri, questa è la realtà che mi ha sconvolta di più”, soffia la senatrice di Sinistra Italiana, Ilaria Cucchi. Appena uscita dall’Ucciardone di Palermo inghiotte aria, sembra quasi volerla masticare per lasciarsi indietro il “tanfo di disperazione” respirato fino a poco prima. Dei penitenziari visitati, “forse è il peggiore, sia per come è strutturato, sia per il tasso di incuria, abbandono e sofferenza”. Dentro ci sono dodici detenuti in sciopero della fame. Ma è dato che le riportano solo a fine visita, “come se fosse fisiologico, normale”.

All’Ucciardone Cucchi si è presentata a sorpresa, insieme al Garante cittadino per le persone private della libertà personale Pino Apprendi, e ha preteso di vedere tutto. Inclusa la Nove. È la sezione dei “puniti”, degli indisciplinati, dei sottoposti a sorveglianza speciale o isolamento, di chi protesta o si fa del male. Una delle più vecchie, mai sottoposta a manutenzione né ordinaria, né straordinaria, a dispetto di un progetto esecutivo già approvato. Un pozzo da cui uscire è difficile.

“Vado da sola”, ha detto a chi ha provato a dissuaderla dal visitare quella sezione. Il motivo lo ha scoperto subito: poco prima un detenuto aveva dato fuoco a un materasso per protesta. Inutilmente da tempo chiede di presentare un’istanza di trasferimento ad altra sezione, vicino al fratello. “Basterebbe un po’ di ascolto, di buon senso”, dice la senatrice, che con quel ragazzo ci ha parlato a lungo. “A volte ti senti impotente”, mormora. La battaglia perché l’omicidio del fratello Stefano fosse riconosciuto e come tale punito ha fatto fare tanti passi avanti, “poi entri in un istituto come questo e capisci quanto ci sia da fare”.

Il governo, che di carceri in teoria si è di recente occupato, orbita a distanza siderale. “Quello che avrebbe dovuto essere uno “svuotacarceri” - spiega - è diventato un decreto sicurezza che trasforma in un reato, la rivolta carceraria, persino la resistenza passiva dei detenuti”. O costringe dietro le sbarre donne incinte o madri con neonati al seguito. “A meno che non si pensi di risolvere il problema del sovraffollamento con i suicidi, già a livelli record, non è una soluzione”. Gli istituti di pena scoppiano e dentro - afferma - c’è un sacco di gente che non ci dovrebbe: persone con disagi, patologie psichiche o problemi da dipendenze, chi avrebbe diritto a misure alternative. “Il carcere è sempre stata una discarica sociale, lo specchio del fallimento della nostra società. Adesso, ancora di più”. La funzione rieducativa della pena è rimasta solo nelle intenzioni del legislatore, “oggi è punitiva e basta”, Per questo, osserva, “non è per nulla casuale che molti suicidi avvengano quasi alla vigila del fine pena”. Nei progetti della maggioranza di governo però non c’è nulla per cambiare le cose. “Prima di discutere di carcere, i miei colleghi, il ministro Nordio dovrebbero venirci. Li accompagno io”.