sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Pino Apprendi*

La Repubblica, 15 maggio 2024

Il carcere è un pezzo di città. L’ho sempre pensato e me ne sono convinto ancora di più dopo questo primo anno di attività nel ruolo di Garante delle persone private della libertà di Palermo. Una figura di garanzia istituita dalla passata consiliatura unitamente al relativo regolamento. Un percorso che ha preso le mosse dall’iniziativa del Comitato Esistono i Diritti, comitato politico trasversale presieduto da Gaetano D’Amico, impegnato sui temi dei diritti umani, a partire dalla presentazione all’Ars del Disegno di legge sulle unioni civili, con il sottoscritto primo firmatario.

La situazione nazionale degli istituti di detenzione è drammatica, soprattutto dal punto di vista del sovraffollamento. A fronte di una capienza complessiva di circa 50.000 unità, in Italia sono rinchiuse nelle carceri oltre 60.000 persone. Per quanto riguarda Palermo, la situazione più grave si registra nella casa circondariale Pagliarelli, dove dovrebbero esserci un massimo di 1.180 persone, mentre i detenuti sono oltre 1.400.

Allarmante, in particolare, la situazione sanitaria che coinvolge, oltre allo stesso Pagliarelli, anche l’altra struttura palermitana, il Lucciardone. La salute del detenuto evidentemente non rappresenta una priorità né per lo Stato né per la Regione Siciliana alla quale fanno riferimento i due istituti penitenziari. I lunghi tempi di attesa negli ospedali per un esame diagnostico o per un intervento chirurgico, anche per gravi patologie, che un cittadino libero riesce a superare rivolgendosi a strutture convenzionate, invece per il detenuto sono fonte di sofferenza che in alcuni casi hanno portato fino alla morte.

Le patologie psichiche e psichiatriche, in carcere, non hanno possibilità di cure adeguate malgrado l’impegno dell’esiguo numero di medici impegnati.

Molto è stato detto sui problemi legati al reinserimento nella società di coloro che hanno espiato la pena: in molteplici casi, uscendo dal carcere, l’ex detenuto non è nelle condizioni di avere un domicilio; nessuno affitta un alloggio a chi è reduce dalla detenzione e analoga resistenza si registra nei confronti di chi può usufruire di una pena alternativa al carcere, come ad esempio gli arresti domiciliari.

Altrettanto complicato il percorso di chi, dopo l’esperienza carceraria, è in cerca di un’attività lavorativa per la sopravvivenza. Uno degli obiettivi delle istituzioni dovrebbe essere quello di fare calare l’incidenza delle recidive, vale a dire ridimensionare il numero dei detenuti che, espiata la pena, tornano a delinquere. Un discorso a parte meritano, poi, gli istituti per minori che, si può dire senza tema di smentita, hanno fallito l’obiettivo della rieducazione. Il “Decreto Caivano” del governo Meloni, ha di fatto peggiorato le condizioni degli Istituti penali minorili, dal momento che prevede il carcere anche per reati di debole entità.

Altro capitolo dolente, i suicidi in carcere: nel 2022 si sono registrati 84 casi, 69 nel 2023 e, ad oggi, ben 35 nel 2024, ovvero il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il carcere rimane un luogo per giovani e per poveri, dunque chiedo al Consiglio comunale un impegno per istituire lo sportello anagrafe che consenta mensilmente il rilascio dei documenti per i detenuti. Auspicabile anche la creazione di spazi coperti e arredati per i parenti in attesa dei colloqui con i detenuti, sia davanti all’Ucciardone che all’ingresso del Pagliarelli. Perché, ripeto, il carcere è un pezzo di città.

*Garante dei detenuti della Sicilia