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di Sandra Figliuolo

palermotoday.it, 31 maggio 2025

L’ipotesi è di istigazione al suicidio per il decesso del palermitano M. T., 43 anni, avvenuto mercoledì. Il suo avvocato lo aveva incontrato una quindicina di giorni prima: “Mi ha confidato la sua paura, ma non mi ha spiegato perché”, dice a Palermo Today. Il colloquio riservato con il Magistrato di Sorveglianza e la relazione in Procura. Disposta l’autopsia. Ci sono dei punti da chiarire sulla morte di M.T., palermitano di 43 anni, che mercoledì scorso è stato trovato senza vita nella sua cella del carcere Pagliarelli: nessun dubbio (o quasi) sul fatto che l’uomo, recluso per piccoli furti e con problemi di dipendenza dalla droga, si sia suicidato impiccandosi - stamattina sarà comunque conferito l’incarico per eseguire l’autopsia - quello che la Procura vuole capire, anche spinta dalla famiglia della vittima, è se l’uomo non sia stato in qualche modo istigato a togliersi la vita.

L’ipotesi nasce dal fatto che, come racconta Maurilio Panci, l’avvocato di M.T., che ora rappresenta anche la madre e i due fratelli, circa 15 giorni fa “durante un colloquio mi aveva detto di temere per la sua incolumità, anche se non ha voluto spiegarmi per quale motivo”. Il penalista lo avrebbe trovato particolarmente agitato e aveva subito provveduto a coinvolgere il Magistrato di Sorveglianza, col quale M.T. aveva avuto a stretto giro un colloquio in videocollegamento, alla presenza, come è previsto, di un agente penitenziario. Non è noto cosa abbia riferito, ma il verbale dell’audizione è stato inoltrato sia alla Procura che al Pagliarelli.

Il detenuto aveva poi sentito uno dei fratelli, che lo avrebbe trovato più tranquillo, anche perché gli era stata ridata la possibilità di parlare con i parenti per telefono. Mercoledì, però, M.T. è stato ritrovato privo di vita dal suo compagno di cella. C’era davvero qualcosa che lo spaventava, a tal punto da fargli temere per la sua sicurezza? Ha visto o sentito che non avrebbe dovuto? Ha denunciato qualcosa di particolare al Magistrato di Sorveglianza, tanto che le sue dichiarazioni sono state inoltrate alla Procura? Saranno le indagini a chiarirlo.

Il carcere di Pagliarelli in questi giorni è finito nella bufera perché da un’indagine che ha portato a 12 arresti è emerso non solo che, attraverso due agenti penitenziari corrotti, all’interno del penitenziario sarebbero entrati telefonini e droga, ma anche che tra i detenuti ci sarebbe stata una banda, vicina anche alla cosca di Porta Nuova, che avrebbe fatto il bello e il cattivo tempo dietro le sbarre, arrivando anche a compiere violenti pestaggi ai danni di altri reclusi. Cose che sono venute fuori anche grazie alle testimonianze proprio di alcuni carcerati.