Agi, 25 gennaio 2015
Sono "gravi" le condizioni di vita a cui sono costretti i detenuti per reati comuni nelle carceri del distretto. E, più in generale, la situazione complessiva degli istituti penitenziari del distretto fa registrare "malcontento e si trovano a rischio i diritti, anche quelli fondamentali, dei soggetti ristretti". Lo rileva la relazione del presidente reggente della Corte di appello di Palermo, Vito Ivan Marino.
La popolazione carceraria del distretto, sebbene lievemente ridotta rispetto al periodo precedente (3.087 contro 3.217) continua "ad eccedere macroscopicamente il limite ufficiale della capienza lamentare complessiva dei nove istituti che operano nello stesso distretto, pari a 2.819 posti". Dunque, "pare chiaro che -osserva il magistrato- finché rimarrà sul tappeto la ventilata possibilità di una nuova amnistia o di un nuovo indulto (che costituirebbe in effetti, almeno nell'immediato, lo strumento di più rapida soluzione delle problematiche di cui si discute), una larghissima parte della popolazione carceraria continuerà a coltivare quella forte speranza di anticipata liberazione che oggi la tiene in trepida attesa".
Se tutto sommato nelle case circondariali di Agrigento, Trapani, Termini Imerese, Castelvetrano e Favignana si registrano numeri lievemente al di sotto della soglia prevista, in altri Istituti l'indice di sovraffollamento si mantiene comunque assai alto: "Emblematico è il caso di Pagliarelli - si legge nella relazione - la quale, realizzata per contenere in condizioni fisiologiche non oltre 858 detenuti, oggi ne gestisce più di 1.316. Non meno significativo quello dell'Ucciardone, che ad un eccesso di presenze (essendovi ospitati 489 soggetti, a fronte di una capienza regolamentare di 375 posti) unisce tutte le gravi criticità legate alla vetustà degli edifici e degli impianti". Marino avverte che "queste condizioni non soddisfacenti inevitabilmente producono un clima diffuso di tensione che si è tradotto finora in proteste essenzialmente pacifiche e che, se ulteriormente alimentato, potrebbe facilmente sfociare in eventi ben più gravi".
Sindaco Palermo: sistema crea disparità
"Il sovraffollamento delle carceri, sommato all'assoluta e totale prevalenza di detenuti appartenenti a classi sociali marginali rispetto ai "colletti bianchi" espressione delle classi dirigenti e rappresentanti delle attività corruttive contro e dentro la pubblica amministrazione, rischia di trasformare il sistema penale in nient'altro che una conferma di una scissione verticale della società; il sistema penale e carcerario rischia di essere soltanto lo specchio e la prova di odiose disparità sociali, oggi ancor più gravi per i tagli lineari alla spesa pubblica e degli enti locali, che colpiscono innanzitutto le fasce sociali più deboli". L'ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha assistito all'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Questa situazione - ha concluso Orlando - è aggravata dalla ripetuta esigenza di pacificazione fra la magistratura ed altre realtà, soprattutto politiche e imprenditoriali. Una asserita necessità di pacificazione che spesso diviene pretesto per tentativi inaccettabili di delegittimazione della magistratura impegnata in processi di grande rilievo contro poteri forti e che rischia di determinare le condizioni per perpetuare impunità di quanti saccheggiano le risorse pubbliche che potrebbero e dovrebbero essere invece destinate alla spesa sociale".










