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di Ludovico Collo

La Repubblica, 30 ottobre 2022

“Qui si crea il contrario dello spirito rieducativo. La detenzione è sempre più vicina alla vendetta”. Ho letto l’intervista di Repubblica allo scrittore Sandro Bonvissuto autore del libro “ Dentro”. Oggi vi scrivo proprio da “Dentro”! Sono infatti forzatamente ospite del carcere Pagliarelli dal 22 giugno scorso. Sto scontando una pena di 5 anni per reati fallimentari. Ho 56 anni, svolgo da oltre 30 la professione di ragioniere commercialista e revisore legale, ho 2 figli. Nel 1987 (avevo 21 anni) ho frequentato il primo corso in SDA Bocconi a Milano: è da allora che faccio il pendolare usando come base Milano.

Soltanto avendo la visione “dall’interno”, anche se da poco più di 3 mesi, si riescono a cogliere i veri problemi dei detenuti, le loro ansie epaure. I media si occupano delle carceri solo in occasione dei suicidi in cella. Si parla della punta dell’iceberg, estrema ratio di sofferenza e disagi che colpiscono i più deboli. Disagi causati da violenze subite e neanche percepite: i detenuti, normalmente, non hanno gli strumenti per rilevarle. Si tratta di violenze invisibili che non provocano ferite o lividi, ma solchi nel cuore e nella dignità di uomini.

Tutto ciò è radicato nelle modalità di funzionamento del sistema carcerario. Occorre tenere a mente sempre - che buona parte dei detenuti è analfabeta. Quei pochi che sanno leggere hanno una capacità di comprensione del testo vicino allo zero; chi sa scrivere (stampatello) ha difficoltà a costruire una frase di senso compiuto. Ciò premesso, l’intero sistema della (dis)organizzazione carceraria è basato su comunicazioni tra detenuti e carcerieri in forma scritta: atti notificati e avvisi affissi nella bacheca del reparto; ogni esigenza del detenuto deve essere richiesta attraverso la formulazione di una “domandina”. Tutto ciò genera sensi di abbandono, frustrazione, impotenza e sfiducia nelle istituzioni. Si crea il contrario dello spirito rieducativo che il carcere dovrebbe avere. È sempre più vicino alla vendetta!

L’accumulo silenzioso di tutto ciò provoca disagi fino alle estreme conseguenze: autolesionismo, risse tra detenuti, aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria, suicidi. Esiste il continuo tentativo di annullamento della personalità attraverso azioni utilizzate nelle peggiori amministrazioni pubbliche: pratiche dilatorie in ogni comparto, divieti incomprensibili, differimenti e indifferenza anche a problematiche sanitarie. Spesso la risposta verbale ad una richiesta scritta è: sei in galera! Purtroppo anche gli operatori che lavorano all’interno del carcere sono incastrati in un sistema arcaico. Una violenza subita da me? Il divieto di acquistare da fuori la carta carbone. Risposta, ovviamente verbale: per motivi di sicurezza!

Nella vita libera il tempo è la risorsa più preziosa. In carcere il tempo è la pena! Non avevo mai avuto tanto tempo “libero” nella mia vita. Oltre alla lettura intrattengo rapporti epistolari con familiari, amici e clienti. Utilizzo penna (bic), carta, busta e francobollo. Ritengo un vero lusso, nel 2022, leggere e scrivere sulla carta. Scrivo quasi quotidianamente “pensierini” belli e brutti spesi nell’osservazione e nell’ascolto dei miei compagni di sventura. Ormai si fidano di me e si fanno guidare per l’ottenimento di quei pochi diritti di cui possono godere. Elaboro, per loro conto, “domandine” e istanze: una sorta di CAF carcerario. Nell’ambito dell’ascolto dei vari vissuti, ho rilevato un problema molto diffuso: i detenuti già beneficiari di “misure alternative” (detenzione domiciliare o affidamento ai servizi sociali), non possono usufruirne per la mancanza di una casa con regolare contratto di locazione. È facilmente comprensibile il pregiudizio e la paura di un padrone di casa che deve concedere in affitto ad un detenuto l’immobile per scontare la pena. Ho elaborato un progetto mutuando modelli contrattuali utilizzati correntemente nel mondo imprenditoriale. Il vantaggio per tutti è evidente: il detenuto va a casa sua; il carcere si svuota; le guardie e gli altri operatori hanno meno “utenti”; il “padrone di casa” incasserebbe regolarmente il suo affitto.