di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 3 febbraio 2015
L'appello di Simona: "Lo Stato aveva in consegna il mio Ciro, ora voglio sapere tutta la verità". L'inchiesta della procura prosegue. Il giovane rapinatore di Bagheria aveva iniziato a fare dichiarazioni ai pm della direzione distrettuale antimafia.
"L'ho incontrato in carcere due giorni prima che morisse - racconta. Era sereno, parlava di progetti. Voleva pagare il suo debito con la giustizia e poi tornare a casa. Perché lui amava alla follia me e nostro figlio". Simona non crede che il suo Ciro si sia suicidato. "Era un ragazzo pieno di vita", ripete. E adesso vuole giustizia: "Non è possibile che in carcere accadano queste cose - dice - la magistratura deve fare fino in fondo la sua parte, lo Stato deve spiegarmi perché Ciro è morto. Se si è suicidato, voglio sapere il perché. Ma se quello, come credo, non è un suicidio, mi dicano chi ha ucciso Ciro".
È determinata la giovane compagna di Ciro Carrello, il detenuto bagherese trovato impiccato nell'infermeria del carcere di Pagliarelli, la notte fra mercoledì e giovedì. Da una decina di giorni, Carrello aveva iniziato a fare dichiarazioni ai magistrati della procura di Palermo: stava svelando i retroscena di alcune rapine e soprattutto il ruolo svolto da Luca Bellomo, il nipote acquisito del superlatitante Matteo Messina Denaro, in un maxi colpo avvenuto nei mesi scorsi nel deposito Tnt di Campobello di Mazara. Ora, c'è un'inchiesta sulla morte del detenuto e nel registro degli indagati sono finiti due boss, che avrebbero inviato pizzini di minacce a Carrello.
"Voglio sapere la verità - ripete Simona - non credo alla storia del suicidio. Non sapevo della sua scelta di collaborare con la giustizia e delle dichiarazioni che stava facendo ai magistrati, probabilmente mi aveva tenuto all'oscuro di tutto per proteggermi. Però, lo vedevo tranquillo. Ed ero serena, perché sapevo che era ormai deciso a pagare per gli sbagli che aveva fatto nella sua vita. Ciro voleva ricominciare d'accapo, assieme alla sua famiglia, questo avremmo fatto".
La compagna ricorda i momenti di gioia: "L'ho conosciuto quattordici anni fa, eravamo amici. Ci siamo rivisti dopo tanto tempo, ed è stato un colpo di fulmine". Ricorda anche i momenti di dolore: "Tante volte, mi parlava della vita difficile in carcere. Negli ultimi tempi mi diceva che in cella c'era tanto freddo, soffriva". Ciro Carrello era stato arrestato nel febbraio scorso. "Aveva deciso di cambiare vita - racconta la compagna - voleva lasciarsi alle spalle gli errori fatti. Ecco perché non credo che possa essersi ucciso. Lo Stato lo aveva in custodia, adesso deve dirmi perché è morto il mio Ciro".










