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palermotoday.it, 4 febbraio 2025

Nel penitenziario dei Pagliarelli il riscaldamento manca da quasi 20 anni, costringendo “i detenuti a fronteggiare le basse temperature con mezzi di fortuna, vestendosi a strati e utilizzando coperte insufficienti per garantire un adeguato riparo dal freddo”. Il vicepresidente dell’associazione in difesa dei diritti dei reclusi, Francesco Leone: “Nel penitenziario mancano riscaldamento e acqua calda, mentre l’Amministrazione penitenziaria vieta l’ingresso di vestiti in pile”. “I detenuti girano avvolti nelle coperte per il freddo”. È la situazione all’interno del carcere Pagliarelli descritta dall’avvocato Francesco Leone, vice presidente di Antigone Sicilia, l’associazione in difesa dei diritti dei detenuti che il 29 gennaio 2025 ha ispezionato l’istituto riscontrando gravi criticità. Prima di tutto, la mancanza del riscaldamento. Un problema che rischia di peggiorare a causa della circolare emessa dal provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria che il 19 novembre 2024 ha imposto nuove restrizioni all’ingresso nel penitenziario di generi di prima necessità. Tra cui, i vestiti in pile.

“Il divieto di portare indumenti pesanti è particolarmente grave, considerando che molte carceri siciliane, tra cui il Pagliarelli, sono prive di riscaldamento”, spiega l’associazione Antigone in un comunicato. Misura che nei giorni scorsi ha scatenato la protesta dei detenuti. Dal 28 gennaio sbattono le pentole sulle sbarre delle celle tre volte al giorno: mattina, mezzogiorno e sera. Mentre oggi hanno avviato lo sciopero dalla fame.

Nel penitenziario il riscaldamento manca da quasi 20 anni, costringendo “i detenuti a fronteggiare le basse temperature con mezzi di fortuna, vestendosi a strati e utilizzando coperte insufficienti per garantire un adeguato riparo dal freddo”. In più, non c’è acqua calda nelle celle dove mancano le docce e anche dove ci sono non sempre possono essere usate per via della scarsa pressione che costringe i reclusi dei diversi piani a fare dei turni. “I lavori di adeguamento - prosegue Antigone - sono già stati finanziati, ma non programmati, a causa del sovraffollamento della struttura che non ha la possibilità di trasferire i detenuti da un reparto all’altro”.

Non si tratta, però, dell’unico problema individuato durante il sopralluogo effettuato da Leone, insieme agli avvocati Valentina Russo e Salvatore Cristaldi, che nella visita sono stati accompagnati dalla direttrice del carcere, Maria Luisa Malato, e dal comandante della polizia penitenziaria, Giuseppe Rizzo. Un altro nodo riguarda l’assistenza sanitaria. Gli osservatori di Antigone hanno rilevato che, nonostante la presenza di un presidio medico interno, l’accesso alle cure specialistiche è molto limitato.

Come per il resto della popolazione, infatti, visite ed esami vengono prenotati attraverso il Centro unico di prenotazione negli ospedali disponibili che possono trovarsi non solo nel centro della città, ma anche in provincia. La cronica carenza di personale addetto al trasporto rende, però, impossibile garantire la presenza simultanea di più detenuti nelle strutture mediche, con il risultato che ogni giorno vengono annullate e riprogrammate tra le 10 e le 15 visite. Così i tempi di attesa possono diventare eterni. Un caso significativo è quello di una donna malata oncologica che attende da oltre quindici giorni che l’ASP prenda in carico la sua situazione.

Dopo l’ispezione Leone, Russo, Cristaldi, e il presidente regionale di Antigone, l’avvocato Giorgio Bisagna, chiedono “interventi urgenti per garantire il diritto alla salute e a condizioni di detenzione dignitose. Nella consapevolezza dei grandi sforzi profusi dal personale interno, non si può eludere che l’assenza di riscaldamento, la mancanza di acqua calda e i ritardi nelle cure sanitarie sono criticità gravissime che devono essere risolte al più presto”. Inoltre, Antigone propone “un serio ripensamento sulla circolare Dap”, che definisce “inutilmente restrittiva e destinata ad amplificare alcune delle criticità riscontrate”.