di Giorgio Ruta
La Repubblica, 13 aprile 2020
L'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice è andato, ieri mattina, a pregare al carcere Ucciardone. Ha pregato davanti a una rappresentanza di detenuti, mentre gli altoparlanti diffondevano la sua voce. Il presule ha letto la lettera che aveva scritto ai carcerati qualche giorno fa. Sono stati attimi di commozione, per i detenuti e per don Corrado.
È andato per "farvi giungere come dono il profumo della zagara che esplode a primavera nei giardini della nostra meravigliosa isola. Così da sentire insieme - quasi come un'unica e ininterrotta effusione - il profumo di quella primavera di quasi 2000 anni fa quando nel giardino del Golgota, dove era stato scavato il sepolcro che aveva rinchiuso il corpo spento di Gesù, è esploso l'Amore crocifisso che ancor oggi vivifica e profuma il mondo".
Don Corrado ricorda che "Gesù è colui che ha voluto bene tutti, orfani e vedove, ciechi e lebbrosi, bambini e poveri", che si commuoveva per gli affamati e piangeva con chi soffriva, che raggiungeva tutti, buoni e cattivi". Proprio da qui, dall'Ucciardone, Lorefice aveva iniziato il suo cammino a Palermo, officiando la prima messa dopo l'insediamento.
Ieri mattina l'arcivescovo ha celebrato la messa della Santa Pasqua a porte chiuse in cattedrale. Niente fedeli, come prescritto per l'emergenza coronavirus, e diretta streaming sui canali dell'arcidiocesi per consentire la partecipazione da casa.










